Pandolfo Titi (1696-1765), Guida per il passeggiere dilettante di pittura, scultura, architettura nella Città di Pisa (1751)

Pandolfo Titi’s Guida per il passeggiere dilettante di pittura, scultura, architettura nella Città di Pisa, from 1751, is considered to be the first guide (in the eighteenth-century sense of the word) to Pisa. From 1726, Titi was a member of the order of St. Stephen. His aim seems to be to provide a guide for the dilettante traveler. Titi describes the architecture of the Camposanto and the legend of the holy earth, writing that it had lost some of its power to corrode bodies. He mentions several painters and also discusses certain paintings such as the story of Job or the Triumph of Death. His writing uncritically relies on Vasari and Baldinucci. / SB

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Source: Pandolfo Titi, Guida Per Il Passeggiere Dilettante Di Pitura, Scultura, Architettura Nella Città Di Pisa (Lucca: Filippo Maria Benedini, 1751), 65-68, 77, 78-79, 81-82.

“Forse non sarà venuto mai in pensiero a Popolo alcuno nell’Italia, né in tutta l’Europa, di fare una così sontuosa, e magnifica Fabbrica per riporre, e conservare le rispettabili ossa de’ Fedeli Cristiani, come ebbero nell’idea di fare quei popoli di questa antichissima Città di Pisa nell’anno 1278. di nostra salute, nel qual tempo dettero principio a questa bellissima Fabbrica, stata fatta per tale effetto tutta adornata di finissimi marmi, quale considerandola nella sua magnificenza, e grandezza, facilmente si verrà in cognizione della grandissima spesa fatta per perfezionarla; Il disegno, che come si vede fatto sul gusto di quei tempi alla Gottica, fu di Giovanni Pisano, siccome sono di sua mano molte Urne, e Sepolcri, che si vedono in questo recinto, de i quali si è perduta la memoria a chi appartenessero. Principiata dunque con sì nobil pensiero questa illustre Fabbrica, fu poi corredata da una miracolosa terra, che dall’Arcivescovo Ubaldo della nobilissima Famiglia de’ Lanfranchi fu fatta portare dalle parti di Oriente, o come altri vogliono da Gerusalemme, o da quei luoghi circonvicini, quale aveva l’attività di consumare i Cadaveri, che vi venivano seppelliti, in maniera tale, che in 24 ore non vi restavano, che le pure ossa, e li riduceva semplici Scheletri; attività al presente alquanto perduta, ma mantenuta in parte; stanto, che quello, che prima faceva in 24 ore, adesso, secondo le recenti prove, che ne sono state fatte, ne viene fatto l’effetto in ore 48. E fu anche abbellita con diversi bellissimi Depositi, ed antiche Pitture, come anderemo vedendo.
Entrati dentro per la solita Porta dell’ingresso, e voltandosi sulla mano manca si trova dipinto sulla muraglia a fresco, e nella maniera antica, e de i tempi, in cui la pittura non era salita a quel buon gusto, che da’ posteriori Maestri, che sono venuti dopo di Giotto, e Cimabue, e dall’anno 1300. in quà è stata condotta. Si vede rappresentata la Vita di S. Ranieri Pisano, divisa in più Quadri dipinti, parte da Simone Memmio Sanese, e parte da Antonio detto il Veneziano, quali hanno il suo pregio per l’antichità. Le Storie di più Martiri, e Confessori, che dall’ingiurie de’ tempi sono state guaste, e rovinate, non si conoscono quasi più, ed erano di Spinello Aretino.
La Storia del Leproso Giobbe abbandonato da tutti per la sua incurabile infermità, che si vede starsene sotto ad una Capannella, dove viene visitato da’ suoi più cari Amici è un’opera del famoso Giotto, in qui tempi unico in quest’arte, e primo Scolare del famoso Cimabue, quello, che da alcuni Greci, e cattivi Pittori, fatti venire da’ Fiorentini per dipingere nella Chiesa di S. Giovanni di Firenze, ebbe i primi principj dell’Arte della Pittura, co’ quali mediante il suo ingegno, e capacità, arrivò a megliorare quest’arte di maniera tale, che con i lumi lasciati da lui sono arrivati tanti bravissimi Maestri a quella perfezione, nella quale vediamo le loro opere; […]
L’antiche Pitture, che rappresentano la Crocifissione, Resurrezione, ed Ascensione del Signore Salvatore Nostro, sono opere del suddetto Buffalmacco, e di Antonio Vita da Pistoja, osservabili più per la loro antichità che per altro. […]

Nel canto per rivoltare, e ritornare nella prima Navata, di dove entrammo, vi è rappresentata la Morte dell’Uomo, ed il Giudizio Universale, dove si vedono tre Cadaveri dentro tre Casse, uno cominciato a consumarsi, l’altro mezzo spolpato, ed il terzo ridotto in sole aride ossa; quali rappresentano l’effetto, che fa la terra di questo Ghiostro, come si disse; con alcuni signori a Cavalli, quali stanno osservando li detti Cadaveri, e la virtù di questa terra, quando restano sepolti in essa; e fra questi si dice esservi li Ritratti dell’Imperator Federigo Primo, detto Barbarossa; di Lodovico il Bavaro Imperatore, quale figura di chiudersi il naso per non sentire il fetor de’Cadaveri, e quello di Castruccio Castracani degl’Interminelli Lucchese, che è quello, che tiene in mano un’Astore; e quello di Uguccione de’ Conti Tarlati dalla Faggiuolo nel Casentino, fatti per bizzarrìa di Andrea Ogagna Pittore Fiorentino, quale volle forse significare con questa sua bizzarra invenzione, che tutti questi Signori in più tempi sono stati a vedere, e visitar questo luogo. […]
Il Giudizio Universale, che quivi viene rappresentato cogli Angeli, che dividono gli Eletti da’ Condannati, dove fra li Beati si vede un Pontefice, che per quello ne dice la Traditione, vien creduto il Ritratto d’Innocenzo Quarto, è opera di Andrea Orcagna Fiorentino.
L’Inferno dipinto secondo la descrizione, che ne fa il famoso Dante è opera di Bernardo Orgagna, forse Fratello del suddetto Andrea, e qui poco distante si vede il Deposito del miracoloso, e Beato Gio: della Pace Pisano.
Gli Anacoreti, che sono dipinti per compimento di questa gran Fabbrica, che ha di lunghezza braccia 210, della nostra misura Fiorentina, e di larghezza braccia 72, sono gli ultimi, che si trovano per ritornare alla porta, dalla quale entrammo, e furono dipinte da Pietro Laureati Senese, Pittore anche questo de’ Secoli, in cui l’arte della Pittura non era anche arrivata alla perfezione.
L’Assunta, che è sopra la porta suddetta di dove entrammo, fu dipinta da Simone Memmio.”

Perhaps it has never occurred to anyone, either in Italy or in the whole of Europe, to erect such a magnificent and splendid work for the safekeeping and preservation of the honorable bones of faithful Christians as it did to the people of this ancient city of Pisa in 1278. This beautiful work began at that time for our well-being, and for this purpose it was adorned with the best marble, and when one contemplates its splendor and grandeur, one easily becomes aware of the great effort that was spent in its perfection. The design, made according to the Gothic taste common in that period, was made by Giovanni Pisano, because many urns and tombs inside this area come from his hand, but the memory of who they belonged to has been lost. This illustrious work was made with such magnificent thought that it was provided with miraculous earth brought by Archbishop Ubaldo from the noble family of Lanfranchi from the region of the Orient, or as others think, from Jerusalem or from surrounding places. This [earth] has the ability to decompose the bodies buried there to bones within twenty-four hours and reduce them to bare skeletons; this power has been somewhat lost today but in part it is still preserved; what it [the earth] used to do in twenty-four hours, it now does in fourty-eight hours. Further, the work has been embellished with various beautiful backgrounds and also with old paintings, as we will see. Entering the interior through the only door of the entrance, one sees a painting executed with a defective hand on the wall in fresco technique, according to the old style, in the time when painting had not yet risen to the good taste, and to the level that the subsequent masters, who came after Giotto and Cimabue, and the year 1300, brought it. It shows a representation of the life of St. Ranieri of Pisa, divided into four painted areas, part of which is by Simone Memmi Sanese and part by Antonio, called Veneziano, and has value through its antiquity. The stories of other martyrs and confessors, corrupted and ruined by the ravages of time, came from Spinello Aretino.

 

The story of the leprous Job, abandoned by all because of his incurable disease, who is seen standing under a bell as he is visited by his dearest friends, is a work by the famous Giotto, who was unique in his art at that time and came from the school of the famous Cimabue, who, like other Greeks and bad painters, was brought to the church of San Giovanni in Florence and learned the first principles of the art of painting and improved painting by his genius and ability. With the lights left by him, many excellent masters reached their perfection, from whom we know the works […]

The ancient paintings depicting the Crucifixion, the Resurrection, the Assumption of Our Lord Savior, are works of the aforementioned Buffalmacco and Antonio Vite from Pistoia, which deserve attention especially for their antiquity. […]

To turn the corner and return to the first nave where we entered, the death of men and the Last Judgment is represented and we see three corpses in three boxes, one of which has begun to decompose, another is half decomposed, and a third consists only of scrawny bones; they show the effect that the earth has in this cloister. One also sees gentlemen with horses observing the aforementioned carcasses and the power of the earth when they remain buried in it. Among these, it is said, are the portraits of the ruler Frederick I, called Barbarossa, and Louis of Bavaria, who closes his nose in order not to smell the stench of the cadavers, and that of Castrucco Castracani from the Interminelli family of Lucca, who holds a hawk in his hand. Further, there is the portrait of Ugguccione, of the counts of Tarlati, from Faggiuolo in Casentino, painted in a bizarre way by the Florentine painter Andrea Ogagna, who wanted to show with his bizarre invention that all these gentlemen have at various times been to see and visit this place. […]
The Last Judgment painted there with angels separating the chosen from the damned, where among the saints you can see a Pope, which is by tradition said to be a portrait of Innocent IV, painted by the Florentine Andrea Orcagna.

Hell, according to the description of the famous Dante, is painted by Bernardino Orgagna, perhaps the brother of the aforementioned Andrea, and not far from here one can see the remains of the miraculous and blessed Giovanni della Pace of Pisa.
The Anchorites, painted to complete this great work, which has the length of 210 cubits and the width of 72 cubits according to our Florentine measurement, is the last work, if we return to the door through which we entered. It was painted by Pietro Laureati from Siena, a painter who comes from the century in which art had not yet reached its perfection.
The Assumption of Mary, which is above the aforementioned door through which we entered, was painted by Simone Memmi.