Intervista aggiuntiva a Chiara Simoneschi-Cortesi, a cura di Tessa Ferrari
Tessa Ferrari: Negli ultimi decenni sono stati compiuti importanti progressi nella politica familiare svizzera, e Lei ha contribuito in modo determinante a riforme strutturali come l’assicurazione maternità, la promozione della custodia extrafamiliare e gli assegni familiari. Tuttavia, la conciliabilità tra vita lavorativa e vita familiare rimane una sfida aperta. Quale ritiene sia oggi la priorità o la sfida più urgente per la politica familiare svizzera?
Chiara Simoneschi-Cortesi: Quest’anno festeggiamo i 50 anni di esistenza della Commissione federale per le questioni femminili (CFQF). Nel suo bollettino annuale e nel sito (comfem) vengono elencate tutte le attività della stessa: gli studi, le ricerche, i progetti e i rapporti che mostrano quanto sia positivamente cambiata la situazione delle donne in Svizzera; purtroppo vi sono pure elencate le discriminazioni che ancora sussistono, soprattutto nel mondo del lavoro (vedere a tale proposito gli editoriali per i 30 e 40 anni).
Bisogna inoltre considerare che i cambiamenti positivi per le donne e la parità sono dovuti in larga parte al ruolo precursore della CFQF stessa: per più di 10 anni essa è stata l’unico organismo che si è occupato del tema, l’UFU infatti è stato istituito nel 1988 per cercare di migliorare la situazione nel mondo del lavoro che neanche la legge – Lpar 1996 – ha potuto assicurare: tutt’oggi la situazione è difficile; si pensi alle difficoltà che si sono dovute affrontare e superare per istituire dei cambiamenti legislativi e di prassi in politica familiare che è un pilastro fondamentale per poter operare dei cambiamenti: penso soprattutto alla conciliabilità famiglia/lavoro, alla suddivisione più equa dei ruoli sia della donna sia dell’uomo.
Per la politica familiare le sfide sono ancora tante: per fortuna negli ultimi decenni si è proceduto al varo di riforme importanti che erano già in agenda negli anni ’70 e ’80: penso alla legge sugli assegni famigliari (per ciascun bambino un assegno) che ha equiparato tutte le legislazioni cantonali (prima ogni cantone prendeva decisioni a parte); penso all’assicurazione maternità e al suo finanziamento, al sostegno di asili nido e anche ad altre forme di custodia extra familiare (per esempio mamme diurne – questo tema è stato lanciato dalla CFQF e finanziato dalla Confederazione fino al giorno d’oggi).
Le sfide sono ancora parecchie: congedo parentale (in primis) soprattutto per genitori che lavorano. Ma ci sono tante prassi che bisogna cambiare: per esempio le discriminazioni per chi lavora a tempo parziale, sia per l’accesso alla formazione continua, alla carriera, alla LPP,…
In generale bisogna migliorare il coordinamento delle politiche familiari e per la parità affinché donna e uomo possano avere le stesse possibilità di partecipazione allo spazio pubblico e a quello privato con l’obiettivo di sviluppare i talenti personali e collettivi. Molti progetti anche in Ticino lasciano ben sperare per un cambiamento di mentalità: penso al progetto Equi-Lab che offre formazioni alle piccole/medie imprese (PMI) nel campo della conciliabilità (famiglia/lavoro). Per quanto attiene alla parità di salario che è pure una misura prioritaria, bisogna migliorare la legge ed essere più severi.
Già nel 2003 Lei aveva proposto la creazione di un forum politico unitario per coordinare meglio le politiche a favore delle famiglie. Oggi, secondo Lei, esiste una collaborazione efficace tra i vari attori – Confederazione, Cantoni, Comuni, imprese e società civile – oppure la politica familiare resta ancora troppo frammentata?
La creazione di un forum politico è stata raggiunta per il tema importantissimo dell’assicurazione maternità: si era creato allora un forum per la maternità con lo slogan “la maternità è di tutti”. Purtroppo c’è ancora molto da fare per tutti i temi che riguardano la parità e la famiglia (vedi congedo parentale) che devono collaborare per raggiungere gli scopi. La frammentazione è all’ordine del giorno, questi temi andrebbero affrontati insieme a tutti i livelli (federale e cantonale).
Il congedo parentale è un tema di cui si parla sempre più spesso in Svizzera. Anche la Commissione federale per le questioni familiari (COFF) ne promuove da tempo (2010) l’introduzione come complemento ai congedi di maternità e paternità. Secondo Lei, potrebbe essere questo il prossimo passo per rafforzare ulteriormente la conciliabilità tra lavoro e famiglia? Vede altre soluzioni pratiche che potrebbero rivelarsi (ancora) più efficaci?
L’esempio del congedo parentale è emblematico: come detto bisognerebbe unire gli sforzi e lavorare insieme in un’unica direzione.
Guardando al futuro, quale messaggio vorrebbe trasmettere alle nuove generazioni di donne impegnate nella vita politica?
La realizzazione delle pari opportunità e della parità di fatto per donne e uomini in tutti i campi della nostra società richiede attenzione e lavoro comunitario per un mondo migliore.