Article de Tessa Ferrari
Negli ultimi decenni, la politica familiare e la questione della conciliabilità tra vita professionale e vita familiare hanno acquisito crescente rilievo, collocandosi al centro del dibattito politico e sociale. Le trasformazioni dei modelli familiari, unite all’aumento della partecipazione della donna al mercato del lavoro e alle mutate esigenze sociali ed economiche, hanno reso indispensabile l’elaborazione di misure giuridiche e istituzionali in grado di sostenere le famiglie e di favorire una più equa ripartizione delle responsabilità tra i generi.
La politica familiare costituisce un compito trasversale che coinvolge numerosi ambiti politici. Secondo l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS), essa comprende tutte le misure e le disposizioni volte a sostenere e a promuovere la famiglia, tra cui prestazioni monetarie quali deduzioni fiscali, assegni familiari e assicurazioni per maternità e paternità, nonché misure non monetarie volte a favorire la conciliabilità tra vita familiare e vita professionale. In questo ambito, sono stati compiuti diversi passi importanti a livello federale, tra cui l’introduzione dell’indennità di maternità e paternità e dei congedi di assistenza destinati ai familiari assistenti e curanti.
Accanto all’intervento delle istituzioni pubbliche, la conciliabilità dipende tuttavia notevolmente anche dalle scelte adottate dalle imprese, che rivestono un ruolo centrale nell’attuazione di misure concrete, quali modelli di lavoro flessibili, possibilità di telelavoro e forme di assistenza durante l’attività lavorativa.
Persistono nondimeno ostacoli strutturali che limitano una piena conciliabilità tra vita familiare e professionale. Nelle famiglie in cui entrambi i partner lavorano, l’accumulo di impegni genera spesso una pressione significativa e una diffusa percezione di mancanza di tempo, incidendo sul benessere psico-fisico. Ulteriori difficoltà sono riconducibili a fattori strutturali del mercato del lavoro, quali l’eccessiva durata o la scarsa flessibilità degli orari, la limitata prevedibilità delle pianificazioni lavorative e i tempi di spostamento gravosi. A questi si aggiungono fattori sociali, tra cui la pressione a rispondere simultaneamente alle aspettative professionali e genitoriali. Sul piano istituzionale, permangono inoltre criticità legate all’accesso a servizi di custodia di qualità e a costi sostenibili e alla durata limitata dei congedi parentali.
In questo contesto si colloca Chiara Simoneschi-Cortesi, figura centrale della politica familiare svizzera. Attiva dapprima a livello comunale e cantonale, ha coronato la propria carriera con l’elezione a Presidente del Consiglio nazionale nel 2008. Questa sensibilità per le questioni familiari emerse già a livello cantonale, attraverso atti parlamentari volti a promuovere una politica familiare più efficace, capace di superare la frammentarietà delle leggi settoriali.
A livello federale, il suo impegno si è espresso attraverso la presidenza della Commissione federale per le questioni femminili (CFQF) dal 1997 al 2007, orientando la propria azione al rafforzamento della politica familiare e allo sviluppo di misure a favore della conciliabilità tra lavoro e famiglia. Nel dibattito sull’assicurazione maternità, la CFQF rivendicò costantemente la sua attuazione quale obbligo costituzionale e si oppose alle soluzioni che avrebbero fatto ricadere il finanziamento del congedo esclusivamente sui datori di lavoro. La svolta giunse il 26 settembre 2004, quando il 55,5% degli aventi diritto di voto accolse l’introduzione di un’indennità di maternità mediante una modifica della Legge federale sulle indennità di perdita di guadagno (LIPG). Dal 1° luglio 2005, tutte le donne che esercitano un’attività lucrativa hanno diritto all’indennità per le prime 14 settimane successive alla nascita.
Un secondo traguardo riguarda la custodia extrafamiliare. Tradizionalmente considerata una questione privata, la carenza di strutture penalizzava le madri, ostacolandone la partecipazione al lavoro. La CFQF contribuì a sensibilizzare le autorità sull’urgenza di sviluppare una politica federale in tale ambito, sostenendo che la creazione di nuovi posti di custodia non dovesse essere intesa soltanto come un sostegno per le famiglie, ma come un presupposto fondamentale per garantire l’uguaglianza tra donne e uomini. Questo percorso sfociò nel sostegno all’elaborazione della Legge federale sugli aiuti finanziari per la custodia di bambini complementare alla famiglia (LACust), entrata in vigore il 1° febbraio 2003.
Infine, Simoneschi-Cortesi intervenne sul tema degli assegni familiari, denunciando la frammentarietà del sistema svizzero e la necessità di una legge federale capace di armonizzare i ventisei regimi cantonali. Con il motto “ogni bambino un assegno”, ribadì l’urgenza di aggiornare questo strumento. Gli sforzi culminarono infine nell’adozione della Legge federale sugli assegni familiari (LAFam), entrata in vigore il 1° gennaio 2009, che introdusse importi minimi validi per tutti i Cantoni e unificò le condizioni per il diritto alle prestazioni.
Nonostante i progressi, la conciliabilità tra sfera privata e professionale rimane una sfida irrisolta, segnata da persistenti ostacoli strutturali che continuano a mettere in difficoltà le famiglie. In questo contesto, il contributo di Simoneschi-Cortesi assume particolare rilevanza: il suo impegno ha sostenuto riforme centrali della politica familiare svizzera, quali l’introduzione dell’indennità di maternità, la promozione della custodia complementare alla famiglia e l’armonizzazione degli assegni familiari. Tali interventi hanno contribuito a rafforzare il sostegno alle famiglie e a promuovere la conciliabilità tra lavoro e vita privata, pur senza esaurire le sfide ancora presenti.
Bibliographie
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