{"id":16014,"date":"2025-01-23T22:09:38","date_gmt":"2025-01-23T21:09:38","guid":{"rendered":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/?p=16014"},"modified":"2025-08-31T17:35:06","modified_gmt":"2025-08-31T15:35:06","slug":"teffi-e-due-racconti-sui-blini-tradotti-in-italiano-da-oleg-carrus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/2025\/01\/23\/teffi-e-due-racconti-sui-blini-tradotti-in-italiano-da-oleg-carrus\/","title":{"rendered":"Teffi e due racconti sui \u201cBlin\u00ec\u201d tradotti in italiano da Oleg Carrus"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>TEFFI E DUE RACCONTI SUI \u201cBLIN\u00cc\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>Teffi era lo pseudonimo della scrittrice Nade\u017eda Aleksandrovna Lochvickaja (1872-1952), che godette di una straordinaria popolarit\u00e0 tra i <\/em><em>lettori della Russia prerivoluzionaria. Secondo i contemporanei, Teffi era ammirata letteralmente da tutti, a partire dal personale postale e telegrafico fino all\u2019imperatore Nicola II.<\/em><\/p>\n<p><em>Emigrata dopo la rivoluzione, Teffi continu\u00f2 a riscuotere successo anche all\u2019estero. I suoi feuilleton spiritosi, talvolta pungenti, uscivano ogni settimana con grande attesa dei lettori. L\u2019occhio acuto della scrittrice notava tutto ci\u00f2 che c\u2019era di divertente e buffo nella vita degli emigranti. Come spiegava Teffi, \u00abdare a una persona la possibilit\u00e0 di farsi una risata non \u00e8 meno importante che fare l\u2019elemosina a un mendicante\u2026 Se ti fai una risata, la fame d\u00e0 un po\u2019 meno tormento. Chi dorme mangia a pranzo, ma secondo me chi ride mangia a saziet\u00e0. O quasi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo divenne un motto non solo letterario, ma anche di vita, poich\u00e9 la scrittrice, anche se si trovava in condizioni economiche piuttosto difficili, riusciva comunque a far diventare qualsiasi occasione una festa. Accanto a lei, anche le persone pi\u00f9 noiose, cupe e brontolone si trasformavano.<\/em><\/p>\n<p><em>Nonostante la fama e la gloria, Teffi a volte era travolta dal dubbio che dietro di s\u00e9 non avrebbe lasciato \u00abla minima traccia\u00bb. Considerava i suoi racconti brevi, brillanti e umoristici, come \u00abeffimeri\u00bb. Pi\u00f9 tardi, ebbe ragione Aldonov a definire i suoi racconti \u00abuna testimonianza dell\u2019epoca, materiale per gli storici a venire\u00bb. Pare che la comparsa delle nuove raccolte di Teffi oggi non possa essere spiegata da un interesse puramente storico: e\u0300 improbabile che qualcuno, a parte gli specialisti, sarebbe stato attratto dalle miniature letterarie di Teffi se in esse non avessimo rivisto il riflesso della nostra stessa vita.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>(Dalla rivista \u00abNauka i \u017eizn\u2019\u00bb, 2 (1996), pp. 146-149)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>B L I N \u00cc<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>1. Il blin<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 passato molto tempo. Erano circa quattro mesi fa.<\/p>\n<p>Eravamo seduti sulla riva dell\u2019Arno, in una profumata notte del sud. O meglio, non proprio seduti sulla riva, anche perch\u00e9 come si fa a stare seduti l\u00ec? \u00c8 umido e sporco, se non indecoroso. Si usa dire cos\u00ec per poeticit\u00e0, ma in realt\u00e0 eravamo seduti sulla terrazza di un hotel.<\/p>\n<p>La compagnia era eterogenea, era italo-russa.<\/p>\n<p>Siccome tra noi non c\u2019erano n\u00e9 amici troppo stretti n\u00e9 parenti, ci dicevamo solamente cose carine.<\/p>\n<p>In particolar modo, riguardo al rapporto tra le due nazioni.<\/p>\n<p>Noi, russi, eravamo estasiati dall\u2019Italia e gli italiani hanno espresso la loro ferma, granitica convinzione che anche la Russia fosse bellissima. Dicevano, gridando, che gli italiani odiano il sole e non tollerano il caldo, che adorano il freddo e sognano la neve da quando sono bambini.<\/p>\n<p>Insomma, ci eravamo persuasi a vicenda dei pregi delle nostre terre a tal punto che non eravamo pi\u00f9 in grado di fare conversazione con la verve di prima.<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, davvero, l\u2019Italia \u00e8 bellissima\u00bb, riflettevano, pensierosi, gli italiani.<\/p>\n<p>\u00abIl gelo, invece\u2026 Quando vuole, mostra il peggio di s\u00e9\u2026\u00bb, ci dicevamo tra noi.<\/p>\n<p>Abbiamo legato subito e, vedendo che gli italiani si erano un po\u2019 montati la testa con la loro Italia, ci sembrava il momento di rimetterli al loro posto.<\/p>\n<p>Anche gli italiani si erano messi a bisbigliare tra di loro.<\/p>\n<p>\u00abVoi avete un sacco di lettere biascicate\u00bb, ha detto all\u2019improvviso un italiano. \u00abLa nostra lingua \u00e8 molto facile da pronunciare, voi invece fischiate e biascicate tutti\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abGi\u00e0\u00bb, abbiamo risposto noi con freddezza. \u00abFacciamo cos\u00ec perch\u00e9 la nostra \u00e8 una lingua molto ricca. Infatti, in russo ci sono tutti i suoni che esistono al mondo. Quindi \u00e8 giocoforza che, a volte, succeda che fischiamo.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abMa quindi, voi avete anche il suono \u201cti-acca\u201d, come gli inglesi?\u00bb, ha chiesto, dubbioso, uno degli italiani. \u00abIo non l\u2019ho sentito.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCerto che lo abbiamo. Non importa che voi non lo abbiate sentito, e poi non \u00e8 che possiamo pronunciare il \u201cti-acca\u201d ogni momento. Abbiamo comunque molti altri suoni oltre a questo.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abIl nostro alfabeto ha sessantaquattro lettere!\u00bb, ho esclamato io.<\/p>\n<p>Gli italiani mi hanno guardata per qualche minuto, senza parlare, io invece mi sono alzata e, dando loro le spalle, mi sono messa a osservare la luna. Era tutto pi\u00f9 tranquillo, cos\u00ec. E poi, comunque, ognuno ha il diritto di prospettare la gloria della propria terra come meglio pu\u00f2.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stato un momento di silenzio.<\/p>\n<p>\u00abDovreste venire da noi a inizio primavera\u00bb, hanno detto gli italiani, \u00abquando \u00e8 tutto in fiore. A fine febbraio, da voi, c\u2019\u00e8 ancora la neve, da noi invece c\u2019\u00e8 una tale bellezza!\u00bb<\/p>\n<p>\u00abBe\u2019, anche da noi \u00e8 bello a febbraio. Abbiamo la m\u00e0sleniza.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abC\u2019\u00e8 la m\u00e0sleniza e si mangiano i blin\u00ec.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abI blin\u00ec? E cosa sono?\u00bb<\/p>\n<p>Ci siamo scambiati un\u2019occhiata fra noi: come facevamo a spiegare a quei poveri stolidi che cos\u2019\u00e8 un blin?<\/p>\n<p>\u00abIl blin \u00e8 molto buono\u00bb, \u00e8 stata la mia spiegazione, per\u00f2 non hanno capito.<\/p>\n<p>\u00abSono fatti con il burro\u00bb, ho precisato.<\/p>\n<p>\u00abE si mette la smet\u00e0na\u00bb, ha aggiunto un russo della nostra compagnia. Ma la situazione non \u00e8 migliorata per niente: non avevano capito cosa fosse un blin e, come se non fosse abbastanza, non avevano compreso neppure smet\u00e0na.<\/p>\n<p>\u00abCi sono i blin\u00ec quando c\u2019\u00e8 la m\u00e0sleniza\u00bb, ha riassunto lucidamente una signora fra noi.<\/p>\n<p>\u00abI blin\u00ec\u2026 \u00c8 importante che ci sia il caviale\u00bb, ha spiegato un\u2019altra.<\/p>\n<p>\u00abAllora \u00e8 un pesce!\u00bb, ha tirato a indovinare, alla fine, un italiano.<\/p>\n<p>\u00abVedi che pesce che sono se li cucini!\u00bb, ha risposto la signora, ridendo.<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9, il pesce non si cucina?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec che si cucina, ma un pesce ha una natura completamente diversa, la natura di un pesce, mentre i blin\u00ec sono fatti con la farina.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abE si mette la smet\u00e0na\u00bb, ha ribadito il russo.<\/p>\n<p>\u00abSi mangiano tantissimi blin\u00ec\u00bb, proseguiva la signora. \u00abSe ne mangiano una ventina e poi la si paga.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSono velenosi?!\u00bb, hanno chiesto gli italiani, strabuzzando gli occhi. \u00abSono di origine vegetale?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNo, sono fatti con la farina, e la farina che si trova nei negozi non cresce da sola, no?\u00bb<\/p>\n<p>Dopo che avevamo smesso di parlare, avevamo la sensazione che tra noi e i cari italiani, che mezz\u2019ora prima erano estasiati dalla nostra terra, si fosse creato un abisso profondo e buio di reciproca diffidenza e incomprensione.<\/p>\n<p>Si scambiavano occhiate e bisbigliavano tra di loro.<\/p>\n<p>L\u2019aria si era fatta sgradevole.<\/p>\n<p>\u00abSapete, signori, con i blin\u00ec non ha molto senso andare avanti. Ci credono dei contaballe.\u00bb<\/p>\n<p>La situazione non era delle migliori.<\/p>\n<p>Tra noi, per\u00f2, c\u2019era una persona concreta e seria: un insegnante di matematica. Con severit\u00e0, ha gettato uno sguardo a noi e un altro agli italiani e, con lucidit\u00e0 e chiarezza, ha detto:<\/p>\n<p>\u00abAdesso, mi concedo l\u2019onore di spiegarvi che cos\u2019\u00e8 un blin. Per la realizzazione di quest\u2019ultimo, si prende una circonferenza di tredici centimetri di diametro. Si riempie pi erre quadro con una massa di farina, latte e lievito. Poi, si sottopone tutto il composto a una cottura a fiamma lenta, l\u2019uno separato dall\u2019altra da uno strato intermedio di ferro. Per rendere meno intenso l\u2019effetto della fiamma su pi erre quadro, si cosparge lo strato di ferro con acido oleico e stearico, ossia il cosiddetto burro. La miscela ottenuta per riscaldamento, compatta e di moderata elasticit\u00e0 e viscosit\u00e0, si introduce poi nell\u2019organismo delle persone tramite l\u2019esofago, il che in grandi quantit\u00e0 \u00e8 oltremodo dannoso.\u00bb<\/p>\n<p>Dopo aver smesso di parlare, l\u2019insegnante ha gettato uno sguardo su tutti gli altri, che esultavano.<\/p>\n<p>Scambiatisi due parole, gli italiani hanno chiesto con timidezza:<\/p>\n<p>\u00abMa per quale motivo fate tutto questo?\u00bb<\/p>\n<p>L\u2019insegnante, sorpreso per la domanda, ha alzato le sopracciglia e ha risposto con fermezza:<\/p>\n<p>\u00abPer divertimento!\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>2. La grande m\u00e0sleniza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dalla cucina arriva del fumo, fitto, unto. Un fumo pungente, e gli ospiti, riuniti per l\u2019antipasto, strizzano e sbattono gli occhi.<\/p>\n<p>\u00abArrivano i blin\u00ec, arrivano i blin\u00ec!\u00bb<\/p>\n<p>Arrivano. Ma non ce ne sono abbastanza. Il vostro vicino si \u00e8 preso gli ultimi due e a voi tocca aspettare quelli appena fatti.<\/p>\n<p>Ma quando i blin\u00ec appena fatti vengono serviti, ecco che la maggior parte delle persone ha gi\u00e0 mangiato la prima porzione, cos\u00ec la domestica inizia a servire di nuovo daccapo.<\/p>\n<p>Questa volta vi tocca un blin, uno solo, rifiutato da tutti, con un lato logoro e un buco al centro.<\/p>\n<p>Lo prendete dall\u2019assortimento con la delicatezza di un orfanello e iniziate a cercare il burro con lo sguardo.<\/p>\n<p>Il burro \u00e8 sempre all\u2019altro lato del tavolo, \u00e8 un fatto triste con cui bisogna fare i conti. Ma siccome non \u00e8 uso che gli ospiti si portino il burro da casa, bisogna rassegnarsi al destino e masticare un blin scondito.<\/p>\n<p>Una volta che l\u2019avete finito, il destino, magari, vi sorride e vi passano il burro contemporaneamente da due lati. Il destino ama le persone miti e le premia sempre quando non hanno pi\u00f9 bisogno.<\/p>\n<p>Proprio al posto d\u2019onore della tavola, \u00e8 seduto solitamente il contaballe dei blin\u00ec. Si tratta molto semplicemente di un astuto mangione a cui piace spargere la voce che riesce a mangiare trentadue blin\u00ec.<\/p>\n<p>Grazie a questo, si mette subito al centro dell\u2019attenzione. Lo servono per primo, i blin\u00ec per lui vengono imburrati prima degli altri e viene aggiunta ogni tipo di guarnizione tipica della m\u00e0sleniza.<\/p>\n<p>Dopo averne mangiato quindici se non venti, a seconda dell\u2019appetito, dichiara all\u2019improvviso, tutto soddisfatto, che oggi i blin\u00ec non sono per niente cotti come si deve.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 che non hanno quel che di\u2026 capito? Di impercettibile. Proprio quell\u2019impercettibile che ne rende ben digeribili anche trentadue.\u00bb<\/p>\n<p>Tutti restano delusi. E i padroni di casa offesi. Offesi per il fatto che quello ha mangiato, ma senza dare soddisfazione a nessuno.<\/p>\n<p>Ma a lui non importa.<\/p>\n<p>\u00abCos\u2019\u00e8 la gloria? Una splendida toppa sulle misere vesti di un artista!\u00bb<\/p>\n<p>Ha fregato tutti, ha mangiato come voleva ed \u00e8 contento.<\/p>\n<p>Arrivano altri blin\u00ec appena fatti.<\/p>\n<p>Ora che siete belli sazi, vi danno improvvisamente tre bei blin\u00ec caldi.<\/p>\n<p>Li sbattete sul piatto e, in un gaio risveglio, gettate uno sguardo sul tavolo.<\/p>\n<p>Alla vostra destra si staglia un piatto svuotato, verde, da salmone, a destra un\u2019invitante barattolo di caviale e, proprio accanto al vostro piatto, \u00e8 stata riposta una ciotolina in cui cinque minuti prima c\u2019era la smet\u00e0na.<\/p>\n<p>La padrona, con uno sguardo di supplica, vi chieder\u00e0 di dire subito a gran voce che i blin\u00ec, propriamente parlando, sono pi\u00f9 buoni al naturale, senza guarnizioni di nessun tipo, che in sostanza coprono il sapore, e che gli intenditori dei blin\u00ec li preferiscono appunto senza guarnizioni.<\/p>\n<p>Una volta, avevo visto un ragazzo dal cuore grande, con dei blin\u00ec davanti, che sotto lo sguardo supplichevole della padrona ha fatto finta di trovare del caviale in un barattolo vuoto e se lo \u00e8 messo nel piatto. Come se non bastasse, non si era dimenticato di spalmare su un blin questo caviale immaginario e ha fatto tutto con una cos\u00ec sincera abnegazione che la padrona, osservandolo, aveva persino cambiato espressione. Probabilmente, aveva pensato di essere impazzita e di aver perso la facolt\u00e0 di vedere il caviale.<\/p>\n<p>Dopo i blin\u00ec, vi obbligano a mangiare una zuppa di pesce, che non vuole n\u00e9 piace a nessuno, e ancora altre sciocchezze. E quando avete voglia di dormire, vi trascinano in salotto e vi obbligano a chiacchierare.<\/p>\n<p>Che non vi venga in mente di sbirciare l\u2019orologio e dire che dovete scrivere ancora due lettere. Guardatevi allo specchio: chi volete che vi creda?<\/p>\n<p>Fate meglio ad andare dritti dalla padrona, alzare verso di lei il vostro sguardo sincero e dirle semplicemente:<\/p>\n<p>\u00abVoglio dormire.\u00bb<\/p>\n<p>Rimane di sasso e non trova niente da dirvi.<\/p>\n<p>E mentre sbatte gli occhi, fate in tempo a salutare tutti e a svignarvela.<\/p>\n<p>La padrona penser\u00e0 per molto tempo che siete dei burloni.<\/p>\n<p>E be\u2019, cosa c\u2019\u00e8 di meglio?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tradotti in italiano da <a href=\"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/?p=16014&amp;preview=true\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #3366ff;\">Oleg Carrus<\/span><\/a>, University of Trieste<\/p>\n<p>Edited by: Creative Words s.r.l. (Genova)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teffi era lo pseudonimo della scrittrice Nade\u017eda Lochvickaja, che godette di una straordinaria popolarit\u00e0 tra i lettori della Russia prerivoluzionaria<span class=\"more-link\"><a href=\"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/2025\/01\/23\/teffi-e-due-racconti-sui-blini-tradotti-in-italiano-da-oleg-carrus\/\">Read More &rarr;<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":709,"featured_media":16020,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_FSMCFIC_featured_image_caption":"","_FSMCFIC_featured_image_nocaption":"","_FSMCFIC_featured_image_hide":"","footnotes":""},"categories":[82],"tags":[124,579,114,578],"class_list":["entry","author-olga","has-excerpt","post-16014","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-transfer","tag-italian","tag-oleg-carrus","tag-russian","tag-teffi"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16014","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/709"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16014"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16014\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16422,"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16014\/revisions\/16422"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16020"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16014"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16014"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/sites\/slavicumpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16014"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}