{"id":61,"date":"2024-11-10T15:14:39","date_gmt":"2024-11-10T14:14:39","guid":{"rendered":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/?post_type=chapter&#038;p=61"},"modified":"2025-05-20T12:12:29","modified_gmt":"2025-05-20T10:12:29","slug":"lombardi","status":"publish","type":"chapter","link":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/chapter\/lombardi\/","title":{"raw":"Nemico oppure alleato? La nuova identit\u00e0 italiana e tedesca durante la Grande Guerra nelle memorie dei corrispondenti dalla Germania","rendered":"Nemico oppure alleato? La nuova identit\u00e0 italiana e tedesca durante la Grande Guerra nelle memorie dei corrispondenti dalla Germania"},"content":{"raw":"<h6 style=\"font-weight: 400\">Universit\u00e0 degli Studi di Trento \/ Universit\u00e4t Augsburg<\/h6>\r\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Abstract:<\/strong> This paper examines the memoirs written by Italian correspon\u00addents abroad during the Great War years. These written productions represent an important source for analysing the changing perception of Italian and German identity during the World War. The ego-documents reflect and narrate, without restriction, the moods, and events of the journalists at a historical moment when Italian identity began to be perceived as an enemy to be fought or an ally to be conquered. When the First World War broke out in July 1914, many Italian correspondents decided to remain in the various foreign countries where they had been living for a few years to continue reporting the news of the ongoing war events. If in their articles one can observe a certain detachment in the narration of what is happening, in the memoirs published by the correspondents, one can see the disappointment and resentment felt for Italy in Germany. In particular, the paper focuses on the memoirs written by Mario Mariani and Amedeo Morandotti, both correspondents from Germany.\r\n<span style=\"color: #ffffff\">c<\/span>\r\n<strong>Keywords:<\/strong><span style=\"text-align: initial;font-size: 1em\"> Journalism; Identity; Stereotypes; Italy; Germany<\/span><\/p>\r\n\r\n<h1><strong>1 Introduzione<\/strong><\/h1>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Il presente contributo analizza la narrazione dell\u2019altro e la rappresentazione del nemico presenti nelle memorie redatte dai corrispondenti italiani nel <em>Kaiserreich<\/em> tedesco nel periodo che precede la partecipazione dell\u2019Italia al primo conflitto mondiale nel 1915. In particolare, questa analisi prender\u00e0 in esame due casi di studio: gli ego-documenti redatti da Mario Mariani e Amedeo Morandotti.<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Nell\u2019arco temporale preso in esame, i corrispondenti giocano un ruolo importante nell\u2019influenzare e condizionare l\u2019opinione pubblica, descrivendo una realt\u00e0 altra (in questo caso, quella tedesca) che potrebbe rappresentare per l\u2019Italia una minaccia da temere oppure un ostacolo al completamento dell\u2019unificazione del Regno.<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Gi\u00e0 nel 1878 \u00e8 possibile individuare uno dei primi corrispondenti italiani in Germania per un grande quotidiano quale la <em>Gazzetta Piemontese<\/em> (futura <em>La Stampa<\/em>): si tratta dello scrittore e giornalista Ferdinando Fontana che riporter\u00e0 le diverse esperienze vissute a Berlino e in altri centri tedeschi nelle memorie <em>In Tedescheria. Quadri d\u2019un viaggio in Germania <\/em>(Fontana 2005). A Fontana seguono poi altri corrispondenti che sperimentano in prima persona (e successivamente raccontano negli articoli e nelle memorie) il progresso tecnologico e scientifico del <em>Kaiserreich<\/em> tedesco, rimanendone sorpresi e al contempo diffidenti: parliamo, ad esempio, di Umberto Coccoluto Ferrigni (in arte Yorickson) per il <em>Corriere della Sera<\/em> (1893-1903) e di Giuseppe Antonio Borgese per <em>La Stampa<\/em> (1906-1908) (Borgese 1917).<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">\u00c8 interessante osservare la presenza di corrispondenti italiani in Germania tra il 1914 e il 1915, ovvero tra lo scoppio della Prima guerra mondiale e la partecipazione dell\u2019Italia al conflitto accanto all\u2019Intesa. Non si tratta di corrispondenti di guerra, bens\u00ec di giornalisti che rimasero in Germania \u2013 fin quando possibile \u2013 non soltanto per seguire gli sviluppi militari tedeschi, ma anche per dare testimonianza di un mutamento di <em>Stimmung<\/em> nei confronti dell\u2019Italia (Licata 1972). Mario Mariani e Amedeo Morandotti (rispettivamente per <em>Il Secolo<\/em> e il <em>Corriere della Sera<\/em>), oltre agli articoli, scrissero memorie e diari che oggi rappresentano importanti fonti per comprendere lo sviluppo dell\u2019immagine dell\u2019altro\/nemico dalla dichiarazione di neutralit\u00e0 del Regno fino al \u2018tradimento\u2019 del 1915.<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Sebbene soggetta a una severa censura, nel periodo tra lo scoppio della Grande Guerra nel luglio 1914 e l\u2019ingresso dell\u2019Italia nel conflitto nel maggio 1915, la stampa ha svolto un ruolo fondamentale nel condizionare e riflettere le diverse posizioni dell\u2019opinione pubblica nazionale fra interventismo e neutralismo. I giornali interventisti, tra i quali alcuni grandi organi liberali e democratici come la <em>Gazzetta del Popolo<\/em>, il <em>Corriere della Sera<\/em>, <em>Il Secolo<\/em>, <em>Il Resto del Carlino<\/em>, <em>Il Giornale d\u2019Italia<\/em>, <em>Il Messaggero<\/em>, videro aumentare considerevolmente il numero delle copie vendute, mentre quei quotidiani che rimasero a presidiare il fronte dell\u2019opposizione al conflitto \u2013 <em>La Stampa<\/em> e <em>La Tribuna<\/em> \u2013 subirono un drastico calo delle vendite (Forno 2012).<\/p>\r\n\r\n<h1><strong>2 Le memorie dalla Germania: <em>La Germania nelle sue condizioni militari ed economiche dopo nove mesi di guerra<\/em> di Mario Mariani<\/strong><\/h1>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Mario Mariani, scrittore, poeta, traduttore e giornalista, dall\u2019agosto 1914 al giugno 1915 scrisse articoli e memorie che forniscono una visione nitida del cambiamento di atteggiamento della Germania nei confronti dell\u2019Italia. Ancora molto giovane (era nato nel 1883), nel 1907 Mariani lasci\u00f2 Solarolo, dove il padre, possidente terriero, aveva preparato per il figlio un posto nell\u2019azien&shy;da di famiglia, per trasferirsi a Berlino (Falco 1980). Dalla capitale del <em>Kaiserreich<\/em> tedesco Mariani scrisse articoli per <em>Il Messaggero<\/em> e per <em>Il Secolo<\/em> dal 1909 fino al 1915, quando decise di partecipare al primo conflitto mondiale come inviato di guerra tra gli alpini.<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Oltre agli articoli, Mariani stese le sue memorie <em>La Germania nelle sue condizioni militari ed economiche dopo nove mesi di guerra<\/em>. Dalla lettura e dall\u2019analisi di questi ego-documenti, che Mariani sin dal suo concepimento destin\u00f2 alla pubblicazione, si nota la sofferenza patita dal corrispondente in seguito al cambiamento di atteggiamento in Germania nei confronti dell\u2019Italia e soprattutto degli italiani residenti nel <em>Kaiserreich<\/em>. Nelle sue memorie Mariani afferma:<\/p>\r\n\r\n<blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">dallo scoppio della guerra io ho avuto la disgrazia di viver sempre fuori d\u2019Italia e quasi sempre in Germania. [\u2026] All\u2019estero si dice \u2013 non lo si stampa per ragioni di sicurezza \u2013 si dice: \u201cgli italiani saran pi\u00f9 o meno traditori, ma mezzo tra vigliacchi e buffoni lo son di certo.\u201d [\u2026] Gli italiani che vivono all\u2019estero \u2013 e il peggio si \u00e8 che molti dovran viverci anche dopo la guerra \u2013 ne sanno qualcosa e sanno anche quel che consegue da premesse del genere. Un uomo subisce sempre l\u2019influenza de\u2019 circoli che frequenta, del paese in cui si trova, e per dare una idea pallida dello stato d\u2019abiezione morale nel quale vivono gli italiani all\u2019estero da parecchi mesi, confesser\u00f2 che io, sebbene non sia di cute eccessivamente delicata, a Berlino avevo preso l\u2019abi&shy;tudine di sputarmi in faccia tre volte, allo specchio, ogni mattina, per prepararmi con quell\u2019auto-insulto a subire con francescana rassegnazione tutte le ironie e i vituperi degli altri durante la giornata. (Mariani 1915: 148-151)<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Queste parole confermano la sensazione che emerge sin dalle prime pagine delle memorie di Mario Mariani: la diffidenza dei tedeschi nei confronti degli italiani dalla dichiarazione di neutralit\u00e0. A questa sfiducia si aggiunge, poi, il sospetto nei confronti dei giornalisti stranieri, di cui \u00e8 vittima anche Mario Mariani, con visite che la polizia fa a casa del corrispondente.<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Tuttavia, non si pu\u00f2 affermare che il giornalista de <em>Il Secolo<\/em> abbia nutrito nei confronti della Germania esclusivamente sdegno e rabbia. Talvolta nelle sue memorie sembrano prendere piede un certo rammarico e un po\u2019 di amarezza per una nazione che l\u2019ha ospitato a lungo e che, secondo Mariani, ha commesso il grande e imperdonabile errore di ritenersi una potenza imbattibile in Europa e nel mondo: \u00abormai tutto che \u00e8 germanico abbisogna del prefisso <em>super<\/em>. Il professore Von Eucken [\u2026] ha ora aggiunto al superuomo di Nietzsche il <em>superstato<\/em>. Il superstato naturalmente sarebbe la Germania\u00bb (Ivi: 30).[footnote]Il corsivo \u00e8 presente nel testo.[\/footnote] A questa particolare presunzione, inoltre, Mariani associa un deciso analfabetismo affettivo: \u00absi tratta di gente che, un po\u2019 per naturale apatia un po\u2019 in seguito a speciali sistemi pedagogici, ha ridotto affetti e sentimenti a quel minimo che \u00e8 necessario per lasciare i vocaboli nel dizionario\u00bb (Ivi: 132). Ci\u00f2 sembrerebbe caratterizzare tutti i tedeschi e avrebbe contribuito alla fin troppo impetuosa partecipazione al conflitto:<\/p>\r\n\r\n<blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">sembran cinici, quando si pensi che non fanno un grande sforzo per andare alla morte senza voltarsi addietro dappoi che addietro, data la loro atonia affettiva, non lasciano un bel nulla; sembran stoici invece quando si voglia credere alla loro affermazione di trascendentalismo patriottico: bisogna superare e scordare ogni nostro affetto o interesse e tutto sacrificare quando il pericolo incombe sulla patria. (Ibidem)<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Secondo Mariani, l\u2019esaltazione dei tedeschi per la guerra, \u00abcreat[a] da una stampa disciplinata e ottimamente diretta\u00bb (Ivi: 2), non trova sfogo esclusivamente nell\u2019adesione di milioni di uomini \u2013 soldati e volontari \u2013 pronti a partire per il fronte; infatti, questo entusiasmo sfocia nell\u2019odio e nel disprezzo del nemico, anche se non ancora dichiarato. Si riprende, dunque, il discorso affrontato poco prima: nel giro di pochi giorni dall\u2019inizio della Grande Guer\u00adra, l\u2019italiano alleato si trasforma in un pericoloso altro da minacciare ed eventualmente da annientare:<\/p>\r\n\r\n<blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">ci riconoscono sempre dovunque, e ci trattan da traditori e da buffoni. Ogni loro parola \u00e8 uno scracchio [sic], uno schiaffo, ogni loro frase un sarcasmo tagliente, rovente, caustico. Ce n\u2019\u00e8 che mentono, per diplomazia, ma sotto il miele della indifferenza, gi\u00f9 nella strozza, l\u2019odio raschia: Come ci odiano!... Perch\u00e9 sostengono che li abbiamo traditi ancora una volta, come nel \u201866, e perch\u00e9 sembrava giustissimo a loro che noi si dovesse aiutar l\u2019Austria a schiacciare la Serbia e aiutar loro ad annettersi il Belgio e il resto. (Ivi: 49-50)<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Con l\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia accanto all\u2019Intesa, di nuovo in Italia Mariani non pu\u00f2 fare a meno di ricordare gli ultimi mesi vissuti nella solitudine e nella paura. Ci\u00f2 nonostante, nelle sue memorie non mancano episodi in cui il giornalista ripercorre i tentativi \u2013 seppure precari \u2013 di rivincita su tutti quei tedeschi che denigrano e offendono l\u2019alleata \u2018traditrice\u2019. Incontrando per caso in treno un sottotenente imperiale tedesco che lo crede un francese, il corrispondente discute con quest\u2019ultimo dell\u2019andamento del conflitto:<\/p>\r\n\r\n<blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">\u2013 se fossi francese non sarei qui; sono italiano. Ebbe un sorriso un po\u2019 tagliente. \u2013 Siamo alleati, dunque, ma non pare che abbiate troppa voglia di battervi, voialtri. Ironizzando una versione che i suggeritori della Wilhelmstrasse andavan divulgando fra il popolo, risposi: Sa, son cose che non si fanno mai di buona voglia per gli altri, ma del resto il Kaiser non lo ritiene ancora necessario. Quando ci dar\u00e0 l\u2019ordine\u2026. [sic] \u2013 Uhm!... Non importa: ce la faremo anche da soli. Ma io non ho potuto leggere giornali per un pezzetto. Cosa si pensa in Italia? \u2013 Che avete torto e che perderete. \u2013 Due cose falsissime, specialmente la seconda. \u2013 Pu\u00f2 darsi. Ma \u00e8 un\u2019opinione un po\u2019 diffusa fuor di Germania sopratutto dopo le giornate della Marna. (Ivi: 64-65)<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n<h1><strong>3 Le memorie dalla Germania: <em>Germania in guerra. Diario berlinese<\/em> di Amedeo Morandotti<\/strong><\/h1>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Amedeo Morandotti \u00e8 corrispondente dalla Germania per il <em>Corriere della Sera<\/em> dal 1910 (lavora, sempre come giornalista tra il <em>Kaiserreich<\/em> tedesco e l\u2019Austria, anche per <em>Il Secolo<\/em>). A differenza di Mario Mariani, che \u00e8 stato anche un noto scrittore, sono poche le informazioni che si hanno sulla vita di questo corrispondente. Inviato dal suo giornale allo scoppio del primo conflitto mondiale a compiere un reportage dalle aree belliche, ci\u00f2 che ne deriva \u00e8 la raccolta <em>Germania in guerra. Diario berlinese (agosto 1914-aprile 1915)<\/em>, in cui esamina le condizioni dell\u2019Impero tedesco e di quello austro-ungarico nei primi mesi del conflitto fino all\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia.<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Prima dell\u2019analisi degli ego-documenti di Morandotti, \u00e8 importante sottolineare come il suo atteggiamento e quello di Mariani nei confronti della Germania siano diversi: se l\u2019inviato de <em>Il Secolo<\/em> fa trasparire nelle sue memorie l\u2019astio e il disprezzo per il <em>Kaiserreich<\/em>, il corrispondente del <em>Corriere della Sera<\/em> mantiene quasi sempre un lucido distacco e una certa obiettivit\u00e0.<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Tuttavia, \u00e8 anche vero che in alcuni passaggi tratti dalle memorie di Morandotti, in cui il corrispondente utilizza termini negativi, risulta chiara la posizione antitedesca del giornalista. Ad esempio, descrivendo ai suoi lettori il <em>Kaiserreich<\/em>, l\u2019inviato afferma che si tratta di \u00abun paese in cui si praticava la coltura intensiva della coscienza di classe e di sottoclasse e in cui fiorivano rigogliosissimi <em>il senso di casta<\/em> e <em>l\u2019odio di razza<\/em>\u00bb (Morandotti 1915: 30).[footnote]Il corsivo \u00e8 mio.[\/footnote] E riguardo la partecipazione alla guerra e la grande preparazione militare scrive:<\/p>\r\n\r\n<blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">la Germania \u00e8 oggi un paese diviso in venticinque zone militari: tutto il resto \u00e8 scomparso. Di colpo, il 31 luglio, come sotto la pressione di un bottone elettrico il poderoso macchinario tedesco ha scattato con funzionamento perfetto mutando dischi. Le autorit\u00e0 civili si trassero da parte e il potere esecutivo pass\u00f2 ai venticinque generali comandanti di armata. Ci\u00f2 fatto l\u2019Impero sbarr\u00f2 i suoi confini espellendone gli elementi estranei. Paese preparato per la guerra. (Ivi: 17)<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Come gi\u00e0 sottolineato poco sopra, a differenza di Mariani, Morandotti non si lascia andare a dichiarazioni sdegnate tout court. Infatti, ai suoi lettori il giornalista cerca innanzitutto di spiegare le ragioni che potrebbero aver portato alla partecipazione entusiasta dei tedeschi al conflitto. Se molti contemporanei incolpano il \u00abbisogno di espansione\u00bb (Ivi: 75) della Germania, per Morandotti, in realt\u00e0, queste \u00abtendenze imperialiste penetrarono a fatica nel popolo. Ancora oggi potete sentirvi dire: Noi vogliamo conquistare? noi vogliamo dominare? noi vogliamo semplicemente che ci lascino vivere\u00bb (Ibidem). Dunque, secondo il giornalista, la guerra non dipenderebbe dalle mire espansionistiche dei tedeschi, bens\u00ec da questioni politiche che avrebbero poco a che fare con le reali esigenze della popolazione: \u00abma la guerra per dirla con una molto citata sentenza di Clausewitz \u00e8 semplicemente la continuazione della politica con altri mezzi\u00bb (Ivi: 77).<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Sicuramente, ci\u00f2 che emerge dalla raccolta di Morandotti \u00e8 il senso di scarsa fiducia dei tedeschi nei confronti degli italiani. In Germania si osserva con sospetto la dichiarazione di neutralit\u00e0 del Regno e chiunque riconosca Morandotti come italiano non esita a minacciarlo della furia tedesca, se l\u2019alleato continuer\u00e0 con il suo neutralismo oppure, ancora peggio, decider\u00e0 di entrare in guerra contro la Germania: \u00abio stesso son presto scoperto stra\u00adniero e la scoperta desta pi\u00f9 curiosit\u00e0 che sospetto. Straniero come? Italiano? <em>Dann sind Sie mit uns! <\/em>Allora \u00e8 con noi \u2013 O quasi \u2013 corregge un terzo a mezza voce\u00bb (Ivi: 28).[footnote]Il corsivo \u00e8 presente nel testo.[\/footnote]<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">\u00c8 interessante osservare come Morandotti riporti nelle sue memorie il continuo mutare dell\u2019atteggiamento tedesco verso l\u2019Italia: difatti, in alcuni passaggi, si pu\u00f2 notare un\u2019oscillazione tra la delusione per la neutralit\u00e0 e le minacce di vendetta. Nel primo caso, il senso di tradimento e lo sconforto per il \u2018voltafaccia\u2019 del Regno si manifestano in tutti quei tedeschi amanti dell\u2019immagine stereotipata e standardizzata dell\u2019Italia \u2018da Grand Tour\u2019:<\/p>\r\n\r\n<blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">e trovate infine fuori della politica il tedesco dalla tradizione goethiana, quello che cala ogni anno in Italia, ama tradizionalmente i monumenti, le canzoni, le osterie, si rifugia in quest\u2019aria a riposare, a rinfrescarsi. Questo tipo ancora rintracciabile si addolora di quel che sta avvenendo come di un tradimento personale. Dove andr\u00e0? Un legame antico si spezza. <em>Weggeworfene Liebe<\/em>. Amore buttato via. (Ivi: 172)[footnote]Il corsivo \u00e8 presente nel testo.[\/footnote]<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Se una parte dei tedeschi, dunque, prova soprattutto amarezza per la mancata partecipazione dell\u2019Italia al conflitto accanto agli alleati, una buona porzione della popolazione, come si \u00e8 anticipato, sentendosi tradita da un \u2018affronto\u2019 simile, non esita a rivolgere minacce e intimidazioni agli italiani rimasti in Germania, compreso il giornalista:<\/p>\r\n\r\n<blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">una volta un gentile amico mi minacci\u00f2: Se ci venite contro, state sicuri che prima o poi scendiamo e vi veniamo a <em>z\u00fcchtigen <\/em>(castigare). \u2013 Un momento \u2013 diss\u2019io \u2013; nel peggiore dei casi ci verrete a battere: <em>z\u00fcchtigen <\/em>\u00e8 proprio del maestro o del padrone. Il tedesco si scus\u00f2 sinceramente; come al solito non aveva avuto male intenzioni; e acconsent\u00ec poi ironico e cordiale: \u2013 Diciamo <em>schlagen<\/em>, per carit\u00e0, diciamo battere. (Ivi: 171)[footnote]Il corsivo \u00e8 presente nel testo.[\/footnote]<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Infine, tra questi diversi comportamenti si possono annoverare, seppur pi\u00f9 raramente, i tentativi tedeschi di convincere gli italiani ad aderire al conflitto attraverso promesse di ricompense e premi:<\/p>\r\n\r\n<blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">noi vogliamo che diventiate la prima potenza latina. Il posto della Francia. Ma lasciate stare l\u2019Adriatico. Quello \u00e8, come dire?, la vostra schiena. L\u2019Italia guarda a ponente. Tunisi ve l\u2019ho gi\u00e0 dato; eccovi la Corsica, Nizza, la Savoia. Non vi inebbria questa idea? Ma v\u2019\u00e8 pure una giovent\u00f9 nazionalista in Italia, vi \u00e8 pure un imperialismo italiano che ha ragione di essere come il nostro; noi, voi, nazioni ascendenti. Che direste di Marsiglia? Se resisto ancora un po\u2019 mi offre la Guascogna. (Ivi: 33)<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">In circa dieci mesi i rapporti italo-tedeschi, tanto complessi e delicati, subiscono un improvviso mutamento, a cui forse non si \u00e8 mai assistito prima in un lasso di tempo cos\u00ec ristretto. La cooperazione intellettuale, culturale, scien\u00adtifica, tecnologica e politica nata fra i due Paesi affronta un momento di stasi e di regressione segnata violentemente dalla cesura del primo conflitto mondiale. Il lavoro dei corrispondenti di questo periodo \u00e8 fondamentale perch\u00e9 influenza l\u2019opinione pubblica attraverso determinate immagini dell\u2019altro.<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">L\u2019analisi degli ego-documenti selezionati ha cercato di sottolineare come la diversa rappresentazione del tedesco e dell\u2019italiano fornita dai corrispondenti in Germania abbia avuto due principali obiettivi: da una parte presentare il <em>Kaiserreich<\/em>, protagonista assoluto del conflitto, particolarmente crudele nei confronti di chi \u00e8 straniero, soprattutto i \u2018traditori\u2019; dall\u2019altra sottolineare lo spirito di sacrificio e la tolleranza degli italiani in Germania, vessati e attaccati da una buona fetta della popolazione tedesca. Infine, se in Morandotti i tedeschi assumono nei confronti dell\u2019Italia atteggiamenti diversi (delusione e sdegno), in Mariani \u00e8 subito evidente il nuovo ruolo degli \u2018antichi\u2019 alleati: quest\u2019ultimi, difatti, sono diventati i nemici da cui guardarsi e da distruggere in guerra.<\/p>\r\n\r\n<h1 style=\"font-weight: 400\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/h1>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Borgese, Giuseppe Antonio (1917). <em>La nuova Germania. La Germania prima della guerra<\/em>, Milano, Treves.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Falco, Emilio (1980). <em>Mario Mariani tra letteratura e politica<\/em>, Roma, Bonacci.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Fontana, Ferdinando (2005). <em>In Tedescheria. Quadri d\u2019un viaggio in Germania<\/em>, Milano, Lampi di stampa.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Forno, Mauro (2012). <em>Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano<\/em>, Bari, Laterza.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Licata, Glauco (1972). <em>Storia e linguaggio dei corrispondenti di guerra.<\/em> <em>Dall\u2019epoca napoleonica al Vietnam<\/em>, Milano, Guido Miano.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Mariani, Mario (1915). <em>La Germania nelle sue condizioni militari ed economiche dopo nove mesi di guerra. Lettere<\/em>, Milano, Treves.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Morandotti, Amedeo (1915). <em>Germania in guerra. Diario berlinese (agosto 1914-aprile 1915)<\/em>, Milano, Rav\u00e0.<\/p>","rendered":"<h6 style=\"font-weight: 400\">Universit\u00e0 degli Studi di Trento \/ Universit\u00e4t Augsburg<\/h6>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Abstract:<\/strong> This paper examines the memoirs written by Italian correspon\u00addents abroad during the Great War years. These written productions represent an important source for analysing the changing perception of Italian and German identity during the World War. The ego-documents reflect and narrate, without restriction, the moods, and events of the journalists at a historical moment when Italian identity began to be perceived as an enemy to be fought or an ally to be conquered. When the First World War broke out in July 1914, many Italian correspondents decided to remain in the various foreign countries where they had been living for a few years to continue reporting the news of the ongoing war events. If in their articles one can observe a certain detachment in the narration of what is happening, in the memoirs published by the correspondents, one can see the disappointment and resentment felt for Italy in Germany. In particular, the paper focuses on the memoirs written by Mario Mariani and Amedeo Morandotti, both correspondents from Germany.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff\">c<\/span><br \/>\n<strong>Keywords:<\/strong><span style=\"text-align: initial;font-size: 1em\"> Journalism; Identity; Stereotypes; Italy; Germany<\/span><\/p>\n<h1><strong>1 Introduzione<\/strong><\/h1>\n<p style=\"font-weight: 400\">Il presente contributo analizza la narrazione dell\u2019altro e la rappresentazione del nemico presenti nelle memorie redatte dai corrispondenti italiani nel <em>Kaiserreich<\/em> tedesco nel periodo che precede la partecipazione dell\u2019Italia al primo conflitto mondiale nel 1915. In particolare, questa analisi prender\u00e0 in esame due casi di studio: gli ego-documenti redatti da Mario Mariani e Amedeo Morandotti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Nell\u2019arco temporale preso in esame, i corrispondenti giocano un ruolo importante nell\u2019influenzare e condizionare l\u2019opinione pubblica, descrivendo una realt\u00e0 altra (in questo caso, quella tedesca) che potrebbe rappresentare per l\u2019Italia una minaccia da temere oppure un ostacolo al completamento dell\u2019unificazione del Regno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Gi\u00e0 nel 1878 \u00e8 possibile individuare uno dei primi corrispondenti italiani in Germania per un grande quotidiano quale la <em>Gazzetta Piemontese<\/em> (futura <em>La Stampa<\/em>): si tratta dello scrittore e giornalista Ferdinando Fontana che riporter\u00e0 le diverse esperienze vissute a Berlino e in altri centri tedeschi nelle memorie <em>In Tedescheria. Quadri d\u2019un viaggio in Germania <\/em>(Fontana 2005). A Fontana seguono poi altri corrispondenti che sperimentano in prima persona (e successivamente raccontano negli articoli e nelle memorie) il progresso tecnologico e scientifico del <em>Kaiserreich<\/em> tedesco, rimanendone sorpresi e al contempo diffidenti: parliamo, ad esempio, di Umberto Coccoluto Ferrigni (in arte Yorickson) per il <em>Corriere della Sera<\/em> (1893-1903) e di Giuseppe Antonio Borgese per <em>La Stampa<\/em> (1906-1908) (Borgese 1917).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\u00c8 interessante osservare la presenza di corrispondenti italiani in Germania tra il 1914 e il 1915, ovvero tra lo scoppio della Prima guerra mondiale e la partecipazione dell\u2019Italia al conflitto accanto all\u2019Intesa. Non si tratta di corrispondenti di guerra, bens\u00ec di giornalisti che rimasero in Germania \u2013 fin quando possibile \u2013 non soltanto per seguire gli sviluppi militari tedeschi, ma anche per dare testimonianza di un mutamento di <em>Stimmung<\/em> nei confronti dell\u2019Italia (Licata 1972). Mario Mariani e Amedeo Morandotti (rispettivamente per <em>Il Secolo<\/em> e il <em>Corriere della Sera<\/em>), oltre agli articoli, scrissero memorie e diari che oggi rappresentano importanti fonti per comprendere lo sviluppo dell\u2019immagine dell\u2019altro\/nemico dalla dichiarazione di neutralit\u00e0 del Regno fino al \u2018tradimento\u2019 del 1915.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Sebbene soggetta a una severa censura, nel periodo tra lo scoppio della Grande Guerra nel luglio 1914 e l\u2019ingresso dell\u2019Italia nel conflitto nel maggio 1915, la stampa ha svolto un ruolo fondamentale nel condizionare e riflettere le diverse posizioni dell\u2019opinione pubblica nazionale fra interventismo e neutralismo. I giornali interventisti, tra i quali alcuni grandi organi liberali e democratici come la <em>Gazzetta del Popolo<\/em>, il <em>Corriere della Sera<\/em>, <em>Il Secolo<\/em>, <em>Il Resto del Carlino<\/em>, <em>Il Giornale d\u2019Italia<\/em>, <em>Il Messaggero<\/em>, videro aumentare considerevolmente il numero delle copie vendute, mentre quei quotidiani che rimasero a presidiare il fronte dell\u2019opposizione al conflitto \u2013 <em>La Stampa<\/em> e <em>La Tribuna<\/em> \u2013 subirono un drastico calo delle vendite (Forno 2012).<\/p>\n<h1><strong>2 Le memorie dalla Germania: <em>La Germania nelle sue condizioni militari ed economiche dopo nove mesi di guerra<\/em> di Mario Mariani<\/strong><\/h1>\n<p style=\"font-weight: 400\">Mario Mariani, scrittore, poeta, traduttore e giornalista, dall\u2019agosto 1914 al giugno 1915 scrisse articoli e memorie che forniscono una visione nitida del cambiamento di atteggiamento della Germania nei confronti dell\u2019Italia. Ancora molto giovane (era nato nel 1883), nel 1907 Mariani lasci\u00f2 Solarolo, dove il padre, possidente terriero, aveva preparato per il figlio un posto nell\u2019azien&shy;da di famiglia, per trasferirsi a Berlino (Falco 1980). Dalla capitale del <em>Kaiserreich<\/em> tedesco Mariani scrisse articoli per <em>Il Messaggero<\/em> e per <em>Il Secolo<\/em> dal 1909 fino al 1915, quando decise di partecipare al primo conflitto mondiale come inviato di guerra tra gli alpini.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Oltre agli articoli, Mariani stese le sue memorie <em>La Germania nelle sue condizioni militari ed economiche dopo nove mesi di guerra<\/em>. Dalla lettura e dall\u2019analisi di questi ego-documenti, che Mariani sin dal suo concepimento destin\u00f2 alla pubblicazione, si nota la sofferenza patita dal corrispondente in seguito al cambiamento di atteggiamento in Germania nei confronti dell\u2019Italia e soprattutto degli italiani residenti nel <em>Kaiserreich<\/em>. Nelle sue memorie Mariani afferma:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">dallo scoppio della guerra io ho avuto la disgrazia di viver sempre fuori d\u2019Italia e quasi sempre in Germania. [\u2026] All\u2019estero si dice \u2013 non lo si stampa per ragioni di sicurezza \u2013 si dice: \u201cgli italiani saran pi\u00f9 o meno traditori, ma mezzo tra vigliacchi e buffoni lo son di certo.\u201d [\u2026] Gli italiani che vivono all\u2019estero \u2013 e il peggio si \u00e8 che molti dovran viverci anche dopo la guerra \u2013 ne sanno qualcosa e sanno anche quel che consegue da premesse del genere. Un uomo subisce sempre l\u2019influenza de\u2019 circoli che frequenta, del paese in cui si trova, e per dare una idea pallida dello stato d\u2019abiezione morale nel quale vivono gli italiani all\u2019estero da parecchi mesi, confesser\u00f2 che io, sebbene non sia di cute eccessivamente delicata, a Berlino avevo preso l\u2019abi&shy;tudine di sputarmi in faccia tre volte, allo specchio, ogni mattina, per prepararmi con quell\u2019auto-insulto a subire con francescana rassegnazione tutte le ironie e i vituperi degli altri durante la giornata. (Mariani 1915: 148-151)<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">Queste parole confermano la sensazione che emerge sin dalle prime pagine delle memorie di Mario Mariani: la diffidenza dei tedeschi nei confronti degli italiani dalla dichiarazione di neutralit\u00e0. A questa sfiducia si aggiunge, poi, il sospetto nei confronti dei giornalisti stranieri, di cui \u00e8 vittima anche Mario Mariani, con visite che la polizia fa a casa del corrispondente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Tuttavia, non si pu\u00f2 affermare che il giornalista de <em>Il Secolo<\/em> abbia nutrito nei confronti della Germania esclusivamente sdegno e rabbia. Talvolta nelle sue memorie sembrano prendere piede un certo rammarico e un po\u2019 di amarezza per una nazione che l\u2019ha ospitato a lungo e che, secondo Mariani, ha commesso il grande e imperdonabile errore di ritenersi una potenza imbattibile in Europa e nel mondo: \u00abormai tutto che \u00e8 germanico abbisogna del prefisso <em>super<\/em>. Il professore Von Eucken [\u2026] ha ora aggiunto al superuomo di Nietzsche il <em>superstato<\/em>. Il superstato naturalmente sarebbe la Germania\u00bb (Ivi: 30).<a class=\"footnote\" title=\"Il corsivo \u00e8 presente nel testo.\" id=\"return-footnote-61-1\" href=\"#footnote-61-1\" aria-label=\"Footnote 1\"><sup class=\"footnote\">[1]<\/sup><\/a> A questa particolare presunzione, inoltre, Mariani associa un deciso analfabetismo affettivo: \u00absi tratta di gente che, un po\u2019 per naturale apatia un po\u2019 in seguito a speciali sistemi pedagogici, ha ridotto affetti e sentimenti a quel minimo che \u00e8 necessario per lasciare i vocaboli nel dizionario\u00bb (Ivi: 132). Ci\u00f2 sembrerebbe caratterizzare tutti i tedeschi e avrebbe contribuito alla fin troppo impetuosa partecipazione al conflitto:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">sembran cinici, quando si pensi che non fanno un grande sforzo per andare alla morte senza voltarsi addietro dappoi che addietro, data la loro atonia affettiva, non lasciano un bel nulla; sembran stoici invece quando si voglia credere alla loro affermazione di trascendentalismo patriottico: bisogna superare e scordare ogni nostro affetto o interesse e tutto sacrificare quando il pericolo incombe sulla patria. (Ibidem)<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">Secondo Mariani, l\u2019esaltazione dei tedeschi per la guerra, \u00abcreat[a] da una stampa disciplinata e ottimamente diretta\u00bb (Ivi: 2), non trova sfogo esclusivamente nell\u2019adesione di milioni di uomini \u2013 soldati e volontari \u2013 pronti a partire per il fronte; infatti, questo entusiasmo sfocia nell\u2019odio e nel disprezzo del nemico, anche se non ancora dichiarato. Si riprende, dunque, il discorso affrontato poco prima: nel giro di pochi giorni dall\u2019inizio della Grande Guer\u00adra, l\u2019italiano alleato si trasforma in un pericoloso altro da minacciare ed eventualmente da annientare:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">ci riconoscono sempre dovunque, e ci trattan da traditori e da buffoni. Ogni loro parola \u00e8 uno scracchio [sic], uno schiaffo, ogni loro frase un sarcasmo tagliente, rovente, caustico. Ce n\u2019\u00e8 che mentono, per diplomazia, ma sotto il miele della indifferenza, gi\u00f9 nella strozza, l\u2019odio raschia: Come ci odiano!&#8230; Perch\u00e9 sostengono che li abbiamo traditi ancora una volta, come nel \u201866, e perch\u00e9 sembrava giustissimo a loro che noi si dovesse aiutar l\u2019Austria a schiacciare la Serbia e aiutar loro ad annettersi il Belgio e il resto. (Ivi: 49-50)<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">Con l\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia accanto all\u2019Intesa, di nuovo in Italia Mariani non pu\u00f2 fare a meno di ricordare gli ultimi mesi vissuti nella solitudine e nella paura. Ci\u00f2 nonostante, nelle sue memorie non mancano episodi in cui il giornalista ripercorre i tentativi \u2013 seppure precari \u2013 di rivincita su tutti quei tedeschi che denigrano e offendono l\u2019alleata \u2018traditrice\u2019. Incontrando per caso in treno un sottotenente imperiale tedesco che lo crede un francese, il corrispondente discute con quest\u2019ultimo dell\u2019andamento del conflitto:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">\u2013 se fossi francese non sarei qui; sono italiano. Ebbe un sorriso un po\u2019 tagliente. \u2013 Siamo alleati, dunque, ma non pare che abbiate troppa voglia di battervi, voialtri. Ironizzando una versione che i suggeritori della Wilhelmstrasse andavan divulgando fra il popolo, risposi: Sa, son cose che non si fanno mai di buona voglia per gli altri, ma del resto il Kaiser non lo ritiene ancora necessario. Quando ci dar\u00e0 l\u2019ordine\u2026. [sic] \u2013 Uhm!&#8230; Non importa: ce la faremo anche da soli. Ma io non ho potuto leggere giornali per un pezzetto. Cosa si pensa in Italia? \u2013 Che avete torto e che perderete. \u2013 Due cose falsissime, specialmente la seconda. \u2013 Pu\u00f2 darsi. Ma \u00e8 un\u2019opinione un po\u2019 diffusa fuor di Germania sopratutto dopo le giornate della Marna. (Ivi: 64-65)<\/p>\n<\/blockquote>\n<h1><strong>3 Le memorie dalla Germania: <em>Germania in guerra. Diario berlinese<\/em> di Amedeo Morandotti<\/strong><\/h1>\n<p style=\"font-weight: 400\">Amedeo Morandotti \u00e8 corrispondente dalla Germania per il <em>Corriere della Sera<\/em> dal 1910 (lavora, sempre come giornalista tra il <em>Kaiserreich<\/em> tedesco e l\u2019Austria, anche per <em>Il Secolo<\/em>). A differenza di Mario Mariani, che \u00e8 stato anche un noto scrittore, sono poche le informazioni che si hanno sulla vita di questo corrispondente. Inviato dal suo giornale allo scoppio del primo conflitto mondiale a compiere un reportage dalle aree belliche, ci\u00f2 che ne deriva \u00e8 la raccolta <em>Germania in guerra. Diario berlinese (agosto 1914-aprile 1915)<\/em>, in cui esamina le condizioni dell\u2019Impero tedesco e di quello austro-ungarico nei primi mesi del conflitto fino all\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Prima dell\u2019analisi degli ego-documenti di Morandotti, \u00e8 importante sottolineare come il suo atteggiamento e quello di Mariani nei confronti della Germania siano diversi: se l\u2019inviato de <em>Il Secolo<\/em> fa trasparire nelle sue memorie l\u2019astio e il disprezzo per il <em>Kaiserreich<\/em>, il corrispondente del <em>Corriere della Sera<\/em> mantiene quasi sempre un lucido distacco e una certa obiettivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Tuttavia, \u00e8 anche vero che in alcuni passaggi tratti dalle memorie di Morandotti, in cui il corrispondente utilizza termini negativi, risulta chiara la posizione antitedesca del giornalista. Ad esempio, descrivendo ai suoi lettori il <em>Kaiserreich<\/em>, l\u2019inviato afferma che si tratta di \u00abun paese in cui si praticava la coltura intensiva della coscienza di classe e di sottoclasse e in cui fiorivano rigogliosissimi <em>il senso di casta<\/em> e <em>l\u2019odio di razza<\/em>\u00bb (Morandotti 1915: 30).<a class=\"footnote\" title=\"Il corsivo \u00e8 mio.\" id=\"return-footnote-61-2\" href=\"#footnote-61-2\" aria-label=\"Footnote 2\"><sup class=\"footnote\">[2]<\/sup><\/a> E riguardo la partecipazione alla guerra e la grande preparazione militare scrive:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">la Germania \u00e8 oggi un paese diviso in venticinque zone militari: tutto il resto \u00e8 scomparso. Di colpo, il 31 luglio, come sotto la pressione di un bottone elettrico il poderoso macchinario tedesco ha scattato con funzionamento perfetto mutando dischi. Le autorit\u00e0 civili si trassero da parte e il potere esecutivo pass\u00f2 ai venticinque generali comandanti di armata. Ci\u00f2 fatto l\u2019Impero sbarr\u00f2 i suoi confini espellendone gli elementi estranei. Paese preparato per la guerra. (Ivi: 17)<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">Come gi\u00e0 sottolineato poco sopra, a differenza di Mariani, Morandotti non si lascia andare a dichiarazioni sdegnate tout court. Infatti, ai suoi lettori il giornalista cerca innanzitutto di spiegare le ragioni che potrebbero aver portato alla partecipazione entusiasta dei tedeschi al conflitto. Se molti contemporanei incolpano il \u00abbisogno di espansione\u00bb (Ivi: 75) della Germania, per Morandotti, in realt\u00e0, queste \u00abtendenze imperialiste penetrarono a fatica nel popolo. Ancora oggi potete sentirvi dire: Noi vogliamo conquistare? noi vogliamo dominare? noi vogliamo semplicemente che ci lascino vivere\u00bb (Ibidem). Dunque, secondo il giornalista, la guerra non dipenderebbe dalle mire espansionistiche dei tedeschi, bens\u00ec da questioni politiche che avrebbero poco a che fare con le reali esigenze della popolazione: \u00abma la guerra per dirla con una molto citata sentenza di Clausewitz \u00e8 semplicemente la continuazione della politica con altri mezzi\u00bb (Ivi: 77).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Sicuramente, ci\u00f2 che emerge dalla raccolta di Morandotti \u00e8 il senso di scarsa fiducia dei tedeschi nei confronti degli italiani. In Germania si osserva con sospetto la dichiarazione di neutralit\u00e0 del Regno e chiunque riconosca Morandotti come italiano non esita a minacciarlo della furia tedesca, se l\u2019alleato continuer\u00e0 con il suo neutralismo oppure, ancora peggio, decider\u00e0 di entrare in guerra contro la Germania: \u00abio stesso son presto scoperto stra\u00adniero e la scoperta desta pi\u00f9 curiosit\u00e0 che sospetto. Straniero come? Italiano? <em>Dann sind Sie mit uns! <\/em>Allora \u00e8 con noi \u2013 O quasi \u2013 corregge un terzo a mezza voce\u00bb (Ivi: 28).<a class=\"footnote\" title=\"Il corsivo \u00e8 presente nel testo.\" id=\"return-footnote-61-3\" href=\"#footnote-61-3\" aria-label=\"Footnote 3\"><sup class=\"footnote\">[3]<\/sup><\/a><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\u00c8 interessante osservare come Morandotti riporti nelle sue memorie il continuo mutare dell\u2019atteggiamento tedesco verso l\u2019Italia: difatti, in alcuni passaggi, si pu\u00f2 notare un\u2019oscillazione tra la delusione per la neutralit\u00e0 e le minacce di vendetta. Nel primo caso, il senso di tradimento e lo sconforto per il \u2018voltafaccia\u2019 del Regno si manifestano in tutti quei tedeschi amanti dell\u2019immagine stereotipata e standardizzata dell\u2019Italia \u2018da Grand Tour\u2019:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">e trovate infine fuori della politica il tedesco dalla tradizione goethiana, quello che cala ogni anno in Italia, ama tradizionalmente i monumenti, le canzoni, le osterie, si rifugia in quest\u2019aria a riposare, a rinfrescarsi. Questo tipo ancora rintracciabile si addolora di quel che sta avvenendo come di un tradimento personale. Dove andr\u00e0? Un legame antico si spezza. <em>Weggeworfene Liebe<\/em>. Amore buttato via. (Ivi: 172)<a class=\"footnote\" title=\"Il corsivo \u00e8 presente nel testo.\" id=\"return-footnote-61-4\" href=\"#footnote-61-4\" aria-label=\"Footnote 4\"><sup class=\"footnote\">[4]<\/sup><\/a><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">Se una parte dei tedeschi, dunque, prova soprattutto amarezza per la mancata partecipazione dell\u2019Italia al conflitto accanto agli alleati, una buona porzione della popolazione, come si \u00e8 anticipato, sentendosi tradita da un \u2018affronto\u2019 simile, non esita a rivolgere minacce e intimidazioni agli italiani rimasti in Germania, compreso il giornalista:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">una volta un gentile amico mi minacci\u00f2: Se ci venite contro, state sicuri che prima o poi scendiamo e vi veniamo a <em>z\u00fcchtigen <\/em>(castigare). \u2013 Un momento \u2013 diss\u2019io \u2013; nel peggiore dei casi ci verrete a battere: <em>z\u00fcchtigen <\/em>\u00e8 proprio del maestro o del padrone. Il tedesco si scus\u00f2 sinceramente; come al solito non aveva avuto male intenzioni; e acconsent\u00ec poi ironico e cordiale: \u2013 Diciamo <em>schlagen<\/em>, per carit\u00e0, diciamo battere. (Ivi: 171)<a class=\"footnote\" title=\"Il corsivo \u00e8 presente nel testo.\" id=\"return-footnote-61-5\" href=\"#footnote-61-5\" aria-label=\"Footnote 5\"><sup class=\"footnote\">[5]<\/sup><\/a><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">Infine, tra questi diversi comportamenti si possono annoverare, seppur pi\u00f9 raramente, i tentativi tedeschi di convincere gli italiani ad aderire al conflitto attraverso promesse di ricompense e premi:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">noi vogliamo che diventiate la prima potenza latina. Il posto della Francia. Ma lasciate stare l\u2019Adriatico. Quello \u00e8, come dire?, la vostra schiena. L\u2019Italia guarda a ponente. Tunisi ve l\u2019ho gi\u00e0 dato; eccovi la Corsica, Nizza, la Savoia. Non vi inebbria questa idea? Ma v\u2019\u00e8 pure una giovent\u00f9 nazionalista in Italia, vi \u00e8 pure un imperialismo italiano che ha ragione di essere come il nostro; noi, voi, nazioni ascendenti. Che direste di Marsiglia? Se resisto ancora un po\u2019 mi offre la Guascogna. (Ivi: 33)<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">In circa dieci mesi i rapporti italo-tedeschi, tanto complessi e delicati, subiscono un improvviso mutamento, a cui forse non si \u00e8 mai assistito prima in un lasso di tempo cos\u00ec ristretto. La cooperazione intellettuale, culturale, scien\u00adtifica, tecnologica e politica nata fra i due Paesi affronta un momento di stasi e di regressione segnata violentemente dalla cesura del primo conflitto mondiale. Il lavoro dei corrispondenti di questo periodo \u00e8 fondamentale perch\u00e9 influenza l\u2019opinione pubblica attraverso determinate immagini dell\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">L\u2019analisi degli ego-documenti selezionati ha cercato di sottolineare come la diversa rappresentazione del tedesco e dell\u2019italiano fornita dai corrispondenti in Germania abbia avuto due principali obiettivi: da una parte presentare il <em>Kaiserreich<\/em>, protagonista assoluto del conflitto, particolarmente crudele nei confronti di chi \u00e8 straniero, soprattutto i \u2018traditori\u2019; dall\u2019altra sottolineare lo spirito di sacrificio e la tolleranza degli italiani in Germania, vessati e attaccati da una buona fetta della popolazione tedesca. Infine, se in Morandotti i tedeschi assumono nei confronti dell\u2019Italia atteggiamenti diversi (delusione e sdegno), in Mariani \u00e8 subito evidente il nuovo ruolo degli \u2018antichi\u2019 alleati: quest\u2019ultimi, difatti, sono diventati i nemici da cui guardarsi e da distruggere in guerra.<\/p>\n<h1 style=\"font-weight: 400\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/h1>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Borgese, Giuseppe Antonio (1917). <em>La nuova Germania. La Germania prima della guerra<\/em>, Milano, Treves.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Falco, Emilio (1980). <em>Mario Mariani tra letteratura e politica<\/em>, Roma, Bonacci.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Fontana, Ferdinando (2005). <em>In Tedescheria. Quadri d\u2019un viaggio in Germania<\/em>, Milano, Lampi di stampa.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Forno, Mauro (2012). <em>Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano<\/em>, Bari, Laterza.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Licata, Glauco (1972). <em>Storia e linguaggio dei corrispondenti di guerra.<\/em> <em>Dall\u2019epoca napoleonica al Vietnam<\/em>, Milano, Guido Miano.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Mariani, Mario (1915). <em>La Germania nelle sue condizioni militari ed economiche dopo nove mesi di guerra. Lettere<\/em>, Milano, Treves.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Morandotti, Amedeo (1915). <em>Germania in guerra. Diario berlinese (agosto 1914-aprile 1915)<\/em>, Milano, Rav\u00e0.<\/p>\n<hr class=\"before-footnotes clear\" \/><div class=\"footnotes\"><ol><li id=\"footnote-61-1\">Il corsivo \u00e8 presente nel testo. <a href=\"#return-footnote-61-1\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 1\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-61-2\">Il corsivo \u00e8 mio. <a href=\"#return-footnote-61-2\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 2\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-61-3\">Il corsivo \u00e8 presente nel testo. <a href=\"#return-footnote-61-3\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 3\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-61-4\">Il corsivo \u00e8 presente nel testo. <a href=\"#return-footnote-61-4\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 4\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-61-5\">Il corsivo \u00e8 presente nel testo. <a href=\"#return-footnote-61-5\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 5\">&crarr;<\/a><\/li><\/ol><\/div>","protected":false},"author":419,"menu_order":14,"template":"","meta":{"pb_show_title":"on","pb_short_title":"Nemico oppure alleato?","pb_subtitle":"","pb_authors":["pia-carmela-lombardi"],"pb_section_license":""},"chapter-type":[],"contributor":[72],"license":[],"class_list":["post-61","chapter","type-chapter","status-publish","hentry","contributor-pia-carmela-lombardi"],"part":3,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/wp-json\/pressbooks\/v2\/chapters\/61","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/wp-json\/pressbooks\/v2\/chapters"}],"about":[{"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/wp-json\/wp\/v2\/types\/chapter"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/wp-json\/wp\/v2\/users\/419"}],"version-history":[{"count":22,"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/wp-json\/pressbooks\/v2\/chapters\/61\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":727,"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/wp-json\/pressbooks\/v2\/chapters\/61\/revisions\/727"}],"part":[{"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/wp-json\/pressbooks\/v2\/parts\/3"}],"metadata":[{"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/wp-json\/pressbooks\/v2\/chapters\/61\/metadata\/"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=61"}],"wp:term":[{"taxonomy":"chapter-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/wp-json\/pressbooks\/v2\/chapter-type?post=61"},{"taxonomy":"contributor","embeddable":true,"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/wp-json\/wp\/v2\/contributor?post=61"},{"taxonomy":"license","embeddable":true,"href":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/wp-json\/wp\/v2\/license?post=61"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}