{"id":59,"date":"2024-11-10T15:13:16","date_gmt":"2024-11-10T14:13:16","guid":{"rendered":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/?post_type=chapter&#038;p=59"},"modified":"2025-05-20T12:49:28","modified_gmt":"2025-05-20T10:49:28","slug":"de-gottardi","status":"publish","type":"chapter","link":"https:\/\/dlf.uzh.ch\/openbooks\/xii-dies-romanicus-turicensis\/chapter\/de-gottardi\/","title":{"raw":"La cintura di Fierapace. Riscritture mariane e identit\u00e0 toscana nel <em>Fierabraccia<\/em>","rendered":"La cintura di Fierapace. Riscritture mariane e identit\u00e0 toscana nel <em>Fierabraccia<\/em>"},"content":{"raw":"<h6 style=\"font-weight: 400\">Universit\u00e4t Z\u00fcrich \/ \u00c9cole Pratique des Hautes \u00c9tudes-PSL<\/h6>\r\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Abstract:<\/strong> In <em>Fierabraccia<\/em>, a rewriting of the <em>chanson de geste<\/em> of <em>Fierabras<\/em>, an object that in the source text was a fairy artefact is presented as the girdle that once belonged to the Virgin Mary. This study shows that this modification is linked to the memory of the cult of the relic of the Holy Girdle in the Tuscan city of Prato. This hypothesis is supported, firstly, by the analysis of the <em>varia lectio<\/em>: two redactions preserve a reference to Prato, while the others present trivializations. Secondly, it is supported by the importance giv\u00aden to the miraculous girdle in <em>Fierabraccia<\/em>. In this way, the poet would have deliberately introduced references to the peculiar local cult into the story that had reached him from beyond the Alps, thus bringing his model closer to the cultural background of his new audience.\r\n<span style=\"color: #ffffff\">c<\/span>\r\n<strong>Keywords:<\/strong><span style=\"text-align: initial;font-size: 1em\"><em> Fierabraccia<\/em>; <em>Fierabras<\/em>; Holy Girdle; Medieval literature; Inter\u00ad\u00ad&shy;\u00adtextuality<\/span><\/p>\r\n\r\n<h1 style=\"font-weight: 400\"><strong>1 Dal <em>Fierabras<\/em> al <em>Fierabraccia<\/em><\/strong><\/h1>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Il <em>Fierabras <\/em>\u00e8 una <em>chanson de geste <\/em>composta nell\u2019ultimo terzo del XII secolo che narra, in una serie di peripezie guerresche e romanzesche, della conversione del saraceno Fierabras e del suo intervento al fianco dei paladini di Carlo Magno per il recupero delle reliquie della Passione.[footnote]L\u2019edizione di riferimento per il <em>Fierabras<\/em> \u00e8 stata curata da Marc Le Person (2003a), a cui dobbiamo anche una traduzione in francese moderno (Le Person 2012).[\/footnote] Stando al numero elevato di manoscritti che ci sono pervenuti e ai numerosi rifacimenti e traduzioni di cui essa fu oggetto,[footnote]Per l\u2019inventario e la descrizione dei testimoni rimando a Le Person (2003a: 22-56) e, per un panorama della circolazione del <em>Fierabras<\/em> nelle letterature europee, a Le Person (2003b).[\/footnote] la <em>chanson<\/em> dovette godere di un grande successo nel tardo Medioevo. Per quanto concerne l\u2019area italiana, \u00e8 possibile che la leggenda circolasse gi\u00e0 nella prima met\u00e0 del Trecento (Formisano 2003: 202-203), ma la sua diffusione venne assicurata soprattutto da un anonimo cantare in ottave, il <em>Fierabraccia<\/em>, la cui composizione \u00e8 da far risalire con tutta probabilit\u00e0 alla seconda met\u00e0 del secolo.[footnote]In questo articolo mi riferisco al testo con il titolo abbreviato di <em>Fierabraccia<\/em>, ma la stessa opera \u00e8 in genere conosciuta come <em>Cantari di Fierabraccia e Ulivieri<\/em>. Elio Melli ha curato le edizioni del testo secondo il manoscritto n. 6208 della Biblioteca Guarnacci di Volterra (Melli 1984) e il manoscritto \u201cGiovio\u201d in possesso della Societ\u00e0 Storica Comense (fondo Aliati), quest\u2019ultima corredata di uno studio introduttivo sull\u2019insieme della tradizione del <em>Fierabraccia<\/em> (Melli 1996). L\u2019edizione ottocentesca di Edmund Stengel (1881) si basa sull\u2019incunabolo oggi conservato alla Biblioteca Corsiniana (Firenze, Jacopo di Carlo et Pietro de Bonaccorsi, verso 1487-1489), che da allora ha costituito la <em>vulgata <\/em>del <em>Fierabraccia<\/em>. Un\u2019edizione parziale del manoscritto Riccardiano 1144 \u00e8 stata pubblicata da Paul Heyse (1856) e una riproduzione fotografica dello stesso \u00e8 oggi disponibile sul sito della <em>Teca Digitale dei Manoscritti della Biblioteca Riccardiana <\/em>(&lt;<a href=\"http:\/\/teca.riccardiana.firenze.sbn.it\/index.php\/it\/\">http:\/\/teca.riccardiana.firenze.sbn.it\/index.php\/it\/<\/a>&gt; [18.04.2024]). Il frammento conservato a Reggio Emilia (Miscellanea storico-letteraria, b. 1) \u00e8 stato edito da Balletti (1891). Sulla rilevanza di questo frammento si veda il capitolo dedicato ai cantari carolingi e alle tracce di una circolazione trecentesca in Strologo (2023: 353-391).[\/footnote]<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Il rifacimento della <em>chanson <\/em>di <em>Fierabras<\/em> nella Penisola italiana determina, insieme al cambio di codice linguistico, qualche modifica significativa a livello di contenuto. Malgrado la <em>chanson<\/em> risulti generalmente abbreviata \u2013 nelle descrizioni di persone, oggetti, ma anche di intere scene \u2013 nel <em>Fiera\u00adbraccia <\/em>vi sono anche episodi che vengono sviluppati e ampliati in modo del tutto autonomo rispetto al modello. Mi soffermer\u00f2 qui di seguito sulla tra\u00adiettoria di un oggetto specifico, la cintura della protagonista femminile Fiera\u00adpace, per illustrare come il processo di ricezione e assimilazione del testo originario abbia dato luogo a delle innovazioni strettamente legate all\u2019identit\u00e0 culturale locale.<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Nel <em>Fierabras<\/em> le reliquie della Passione, sottratte dal pagano Fierabras poi convertitosi al cristianesimo, sono il vero e proprio motore della narrazione, in quanto gli sforzi dei protagonisti risultano interamente mirati a restituirle alla Cristianit\u00e0. Il poeta comincia la sua <em>chanson<\/em> proprio stabilendo un legame tra la sua storia e il contesto della fiera del Lendit a Saint-Denis, luogo dove furono portati gli oggetti sacri riconquistati da Carlo Magno.[footnote]\u00c8 generalmente accettata l\u2019ipotesi secondo la quale il <em>Fierabras<\/em> fu composto proprio in occasione di questa fiera, che si teneva annualmente a partire dall\u2019inizio del XII secolo. La<em> chanson<\/em> rappresenterebbe cos\u00ec, come osserva Le Person (2003b: 11), \u00abun prolongement culturel pour donner plus de r\u00e9sonance \u00e0 la c\u00e9r\u00e9monie du Lendit et surtout pour accr\u00e9diter la pr\u00e9sence de vraies reliques\u00bb.[\/footnote] Le reliquie da lui menzionate sono la corona di spine (\u00abla corronne, dont Dex fu corronnez\u00bb; <em>Fierabras<\/em>, v.\u00a09), i chiodi della Passione (\u00ables seintismes cloz\u00bb, v.\u00a010) e il lenzuolo funebre di Ges\u00f9 (\u00able signe honorez\u00bb, v.\u00a010), mentre attraverso un generico \u00abautres reliques dont ill i out assez\u00bb (v.\u00a011) segnala che questa rassegna non \u00e8 esaustiva. Poco pi\u00f9 avanti (vv.\u00a064-65) indica un\u2019ulteriore reliquia rubata da Fierabras a Roma, ossia la croce utilizzata per crocifiggervi Cristo.[footnote]Di questa reliquia non rimane tuttavia traccia nel <em>Fierabraccia<\/em>.[\/footnote]<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Nel cantare il tema del recupero delle reliquie rimane fondamentale. Gi\u00e0 nell\u2019ottava iniziale del <em>Fierabraccia<\/em> se ne trova un primo elenco:<\/p>\r\n\r\n<blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Altissimo Idio padre e signore,\r\nvo\u2019 cominciar un bel dir dilectoso.\r\nDi Carlo Mano vi vo\u2019 dire il vigore\r\n\u2013 se m\u2019ascoltate, o\u2019 gente, con riposo \u2013\r\ncome acquist\u00f2 con sua forza e valore\r\nle reliquie che furon di Dio glorioso:\r\ncio\u00e8 il sudario, e chiovi e la corona\r\ne la cinctura della madre anchora. (<em>Fierabraccia<\/em>, I, 1)[footnote]L\u2019edizione di riferimento \u00e8 Stengel (1881), con alcuni piccoli accorgimenti che intendono facilitarne la lettura: l\u2019introduzione di alcuni segni di punteggiatura, accenti e apostrofi, la distinzione tra <em>u <\/em>e<em> v e<\/em> la divisione delle parole secondo l\u2019uso moderno.[\/footnote]<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Le prime tre reliquie, legate all\u2019episodio evangelico della crocifissione di Cristo, corrispondono a quelle del <em>Fierabras<\/em>: il sudario, i chiodi e la corona di spine. Quanto alla \u00abcinctura della madre\u00bb (v.\u00a08) menzionata per ultimo, si tratta invece di un oggetto tradizionalmente legato all\u2019Assunzione, ovvero il momento in cui Maria, al termine della sua vita terrena, l\u2019avrebbe consegnata a San Tommaso. Il <em>Fierabraccia<\/em> aggiunge quindi all\u2019inventario delle reliquie della tradizione francese un elemento inedito, la cintura della Vergine.<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">In realt\u00e0, una cintura prodigiosa appare gi\u00e0 nel <em>Fierabras<\/em>, bench\u00e9 qui non venga presentata come una delle reliquie rubate dai saraceni. Essa \u00e8 infatti un tipico oggetto fatato di origine presumibilmente pagana, custodita dalla saracena Floripas come parte del suo vestiario abituale, e possiede la virt\u00f9 miracolosa di preservare dai morsi della fame,[footnote]\u00ab[Floripas] Cheint out un siglaton menuement ouvr\u00e9 ; \/ La bougle fu mout riche, de fin or esmer\u00e9. \/ Hom ne fame qui ll\u2019ait n\u2019avra le poil mesl\u00e9, \/ Ne ja de venim n\u2019iert ne d\u2019erbe empoissonn\u00e9 ; \/ Et s\u2019il avoit .III. jors ne quatre ge\u00fcnn\u00e9, \/ S\u2019esgardast la cheinture et la bougle dor\u00e9, \/ Si avroit il le cors et le cuer saol\u00e9\u00bb (<em>Fiera\u00adbras<\/em>, vv.\u00a02120-2126).[\/footnote] la stessa che verr\u00e0 attribuita, nel cantare, alla cintura della Vergine. Nella trasposizione della <em>chanson de geste<\/em> in area italiana si produce quindi un\u2019innovazione essenziale: un oggetto magico di tipo fiabesco, associato a un personaggio saraceno, assume lo statuto di una vera e propria reliquia mariana. Inoltre, mentre la cintura fatata di Floripas ha scarso rilievo all\u2019interno della <em>chanson<\/em>, nel <em>Fierabraccia<\/em> la cintura della Vergine spicca tra tutte le altre reliquie in quanto riveste un ruolo di primo piano nello sviluppo della narrazione.<\/p>\r\n\r\n<h1 style=\"font-weight: 400\"><strong>2 La cintura della Vergine \u00abche a Prato sta\u00bb<\/strong><\/h1>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">L\u2019assimilazione dell\u2019accessorio magico di Floripas alla cintura della Vergine si pu\u00f2 comprendere dando uno sguardo al culto della Sacra Cintola come realt\u00e0 storica. In particolare, tra le varie reliquie dell\u2019Europa occidentale di cui si ha notizia (Boussel 1971: 184-185), la narrazione del <em>Fierabraccia<\/em> si collega in maniera pi\u00f9 pertinente, in virt\u00f9 della sua collocazione geografica, alla leggenda del Sacro Cingolo conservato tutt\u2019oggi nel Duomo di Prato. Stando agli studi di Franco Cardini (2014) le prime notizie della presenza della cintura della Vergine a Prato risalirebbero agli anni 1276-1278, ma secondo la leggenda medievale la reliquia sarebbe giunta da Gerusalemme nella citt\u00e0 toscana gi\u00e0 nel corso del secolo precedente.[footnote]Sul Sacro Cingolo si veda anche il volume di Bensi (2017).[\/footnote] La maggioranza delle fonti letterarie che narrano della reliquia pratese sono collocabili tra il XIII e il XIV secolo, dunque in un periodo precedente o coevo a quello della presunta composizione del <em>Fierabraccia<\/em>.<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Un riferimento esplicito al culto pratese del Sacro Cingolo, bench\u00e9 in passato non sia sempre stato riconosciuto come tale, \u00e8 peraltro leggibile in due dei manoscritti che tramandano il <em>Fierabraccia<\/em>. Esso si trova in corrispondenza della scena in cui Fierapace presenta il suo prezioso forziere ai cavalieri cristiani che sono con lei nella fortezza di Agrimoro, posta sotto assedio (<em>Fierabraccia<\/em> IX). Da questo forziere la fanciulla estrae una ad una le reliquie affidatele dal fratello Fierabraccia:<\/p>\r\n\r\n<blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">E Poi gli mostro echiodi ella chorona\r\nEl sudario lalancia ella cintura\r\nCheffu chome nella storia neragiona\r\nDella medre didio uergine pura\r\nEaprato sta chelsa ogni persona[footnote]Ms. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 1144, 81r-v, che riporto in trascrizione diplomatica.[\/footnote]<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Questa ottava aveva richiamato l\u2019attenzione gi\u00e0 di Albino Zenatti nella sua recensione ottocentesca alla prima edizione del <em>Fierabraccia<\/em>. Nel testo del manoscritto Riccardiano 1144 (Toscana, seconda met\u00e0 del XV secolo), riportato sopra, Zenatti aveva infatti riconosciuto un\u2019allusione alla cintura venerata a Prato,[footnote]Nell\u2019ultimo verso riportato, procedendo alla suddivisione delle parole, si legge infatti il riferimento toponomastico \u00aba Prato sta\u00bb.[\/footnote] interpretandola come probabile indizio dell\u2019origine dell\u2019autore del cantare (Zenatti 1880: 116). Un passaggio corrispondente si trova anche nel manoscritto conservato a Volterra edito da Melli (1984; VI, 34, 1-5):[footnote]Da un\u2019analisi linguistica Melli (1984: 79) lo riconduce all\u2019Italia mediana, formulando in particolare l\u2019ipotesi di una \u00abtrascrizione in area centrale di un testo originariamente toscano\u00bb.[\/footnote]<\/p>\r\n\r\n<blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Poi li monstr\u00f2 li chiodi e la corona\r\ne \u2019l sendado, la lancia e la centura\r\nche fo, s\u00ec come l\u2019istoria ragiona,\r\nde la Madre de Dio vergene pura,\r\nche a pPrato sta che \u2019l sa omne persona.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Tuttavia, dalla stessa ottava Melli trae considerazioni ben diverse: associando la relativa \u00abche a pPrato sta che \u2019l sa omne persona\u00bb alla \u00abMadre de Dio\u00bb del verso precedente, vi scorge infatti un riferimento alla chiesa di Santa Maria delle Carceri di Prato (1984: 20-21). Lo studioso utilizza poi questa lettura per fissare un <em>terminus post quem<\/em> per la datazione della redazione trasmessa dal manoscritto, che secondo lui doveva quindi risalire a un periodo successivo alla costruzione della chiesa, effettuata tra il 1485 e il 1493. Rispetto a quella di Zenatti, che riferisce la presenza a Prato alla \u00abcentura\u00bb della Vergine menzionata qualche verso pi\u00f9 in alto, questa interpretazione mi pare meno convincente. Infatti, mentre le chiese dedicate a Maria sono diffuse capillarmente sul territorio, quello del Sacro Cingolo conservato nel Duomo \u00e8 un culto peculiare, per l\u2019appunto, proprio della citt\u00e0 di Prato. Di fronte a un riferimento chiaro e univoco come quello alla reliquia pratese, non sarebbe quindi economico ravvisarne uno pi\u00f9 generico. Di conseguenza, ritengo opportuno correggere la lettura fornita da Melli di questa ottava, secondo il testo trasmesso dai manoscritti Riccardiano e Volterrano, a favore di quella di Zenatti.[footnote]Sebbene l\u2019idea di Melli per cui i versi discussi sopra fossero da riferire alla chiesa di Santa Maria delle Carceri corroborasse la sua proposta di datazione del codice e della redazione che trasmette alla seconda met\u00e0 del XV secolo, questa rimane valida in quanto basata anche e soprattutto sull\u2019analisi paleografica e delle filigrane (vedi Melli 1984: 19-22).[\/footnote]<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Bisogna tuttavia rilevare che questi due manoscritti sono gli unici testimoni del <em>Fierabraccia<\/em> a conservare tale riferimento alla citt\u00e0 di Prato. L\u2019in\u00adcunabolo ora conservato alla Biblioteca Corsiniana e stampato a Firenze verso il 1487-1489 presenta una soluzione \u201cintermedia\u201d, dove al v.\u00a05 dell\u2019ottava corrispondente si legge \u00ab<em>aperto<\/em> sta che iluede ogni persona\u00bb[footnote]La trascrizione diplomatica e il corsivo sono miei.[\/footnote]. \u00abaperto\u00bb, con valore avverbiale (\u2018chiaramente\u2019, \u2018apertamente\u2019), \u00e8 un possibile errore di lettura per \u00aba Prato\u00bb. Nel manoscritto \u201cGiovio\u201d (XV secolo), di origine pre\u00adsumibilmente lombarda (Rosiello 1987: 67), l\u2019intero primo emistichio, dove nel Riccardiano e nel Volterrano si trova il riferimento a Prato, viene formulato diversamente, e il verso che ne scaturisce \u00e8 \u00abe s\u00ec la vite on\u00efa persona\u00bb (Melli 1996; VI, 34, 5). Infine, quattordici esemplari a stampa dell\u2019<em>Innamoramento di Rinaldo da Montalbano<\/em>, di edizioni apparse tra gli ultimi anni del Quattrocento e la met\u00e0 del Seicento circa presso vari stampatori veneziani, presentano un\u2019amplificazione del tutto corrispondente al <em>Fierabraccia<\/em>. Questa redazione del <em>Fierabraccia<\/em>, nella stampa del 1547 che prendo in esame, presenta un\u2019estesa rielaborazione che tocca l\u2019intera ottava, a tal punto che persino la lezione \u00abcintura\u00bb viene sostituta da un\u2019incongrua \u00abfigura\u00bb, elimi\u00adnando qualsiasi riferimento alla reliquia.[footnote]Su questa redazione del <em>Fierabraccia<\/em>, particolarmente corrotta, si veda lo studio di Melli (1978-1979). Per la descrizione completa delle stampe che la contengono, rimando invece a Melli (1973). Di queste stampe l\u2019esemplare pi\u00f9 antico e autorevole, secondo lo studioso, \u00e8 conservato oggi al Trinity College di Dublino (<em>El innamoramento de Rinaldo da Monte Albano<\/em>, Venezia, Manfreo de Monfera da Strevo de Bonello, 1494). Poich\u00e9 non mi \u00e8 stato possibile visionare questo esemplare, le mie considerazioni si basano su una stampa pi\u00f9 tardiva (<em>Inamoramento de Rinaldo<\/em> di Mont\u2019Albano, Venetia, per Bartholomeo detto Imperatore, 1547) disponibile <em>online<\/em>: &lt;<a href=\"https:\/\/play.google.com\/store\/books\/details?id=eC08AAAAcAAJ&amp;rdid=book-eC08AAAAcAAJ&amp;rdot=1\">https:\/\/play.google.com\/store\/books\/details?id=eC08AAAAcAAJ&amp;rdid=book-eC08AAAAcAAJ&amp;rdot=1<\/a>&gt; [18.04.2024].[\/footnote]<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Le varianti riscontrate in queste redazioni del <em>Fierabraccia<\/em> possono tutte spiegarsi efficacemente tramite un criterio fondamentale della critica te\u00adstuale, quello della <em>lectio difficilior\/facilior<\/em>, che stabilisce che \u00abdi norma, in presenza di varianti alternative pi\u00f9 e meno \u201cdifficili\u201d, quella pi\u00f9 complessa e caratterizzata da una sua particolare difficolt\u00e0 o rarit\u00e0, riguardo alla forma o al senso, \u00e8 quella che ha maggiori probabilit\u00e0 di essere la lezione autentica\u00bb (Malato 2008: 73). Supponendo che i manoscritti Riccardiano e Volterrano\u00a0\u2013 entrambi antichi[footnote]Il testimone pi\u00f9 antico \u2013 databile forse alla seconda met\u00e0 del XIV secolo \u2013 \u00e8, come accennato sopra, quello di Reggio Emilia. Tuttavia, trattandosi di un frammento, esso tramanda solo un numero limitato di ottave, tutte collocate entro i primi due cantari, tra le quali non figura l\u2019ottava in questione. In generale, il testo dell\u2019ottava dato dal manoscritto Riccardiano, della seconda met\u00e0 del XV secolo, rispetta fedelmente i dati della storia narrata, \u00e8 logico e coerente a livello sintattico, e lo stesso si pu\u00f2 dire del lessico. Ricordo inoltre che Melli (1987: 1249), in previsione di un\u2019edizione critica del <em>Fierabraccia<\/em>, aveva designato come codice di base proprio questo manoscritto, in virt\u00f9 dell\u2019\u00abanciennet\u00e9 du texte et une certaine propri\u00e9t\u00e9 et uniformit\u00e9 linguistique\u00bb.[\/footnote] e attestanti la diffusione del <em>Fierabraccia<\/em> in territorio toscano, luogo di fioritura della letteratura canterina \u2013 presentino la lezione autentica, le altre redazioni, cronologicamente e\/o geograficamente pi\u00f9 di\u00adstanti, avrebbero quindi perso il riferimento al Sacro Cingolo, complice forse un disinteresse o una mancata conoscenza del culto pratese nei luoghi di rielaborazione del can\u00adtare.<\/p>\r\n\r\n<h1 style=\"font-weight: 400\"><strong>3 Da oggetto sacro a oggetto letterario<\/strong><\/h1>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">Bench\u00e9 degli indizi testuali, come si \u00e8 mostrato, siano presenti solo in parte della tradizione, l\u2019ipotesi di un\u2019assimilazione della cintura del <em>Fierabras<\/em> alla famosa reliquia mariana di Prato \u00e8 supportata anche da riflessioni di natura letteraria.[footnote]Devo purtroppo rimandare ad altra sede la discussione approfondita di questi aspetti.[\/footnote] Il nuovo orientamento della sfera di appartenenza della cintura, che da oggetto magico pagano diventa una reliquia mariana dalle virt\u00f9 so\u00adprannaturali accertate, \u00e8 da riallacciare infatti ad alcune modifiche nella trama narrativa del <em>Fierabraccia<\/em> rispetto al suo modello. Queste riguardano in particolare l\u2019aggiunta e lo sviluppo di alcuni episodi che vedono protagonista proprio la cintura della Vergine. Penso, per esempio, all\u2019ampliamento dell\u2019episodio del tentato furto da parte di un negromante saraceno (<em>Fiera\u00adbraccia<\/em> IX-X) che, grazie alle sue nuove tonalit\u00e0 comiche, diventa uno dei pi\u00f9 godibili del cantare. Oppure, alla consacrazione di alcune ottave all\u2019inedita narrazione di come la cintura, irrimediabilmente smarrita nel <em>Fierabras<\/em>, torni infine prodigiosamente nelle mani dei paladini (<em>Fierabraccia<\/em> XII). Inoltre, nel <em>Fiera\u00adbraccia<\/em> sar\u00e0 proprio la virt\u00f9 miracolosa dello stesso oggetto a permettere la sopravvivenza dei paladini di Carlo Magno assediati dai saraceni nella fortezza di Agrimoro (<em>Fiera\u00adbraccia<\/em> IX). Tali modifiche sono spie di una volont\u00e0 di riallacciarsi al culto pratese non solo attraverso un semplice riferimento al Sacro Cingolo \u2013 come potrebbe esserlo quello visto al \u00a72 \u2013, ma anche accentuando la preminenza della reliquia mariana all\u2019interno del can\u00adtare. Questo nuovo rilievo viene mantenuto in tutte le redazioni del <em>Fiera\u00adbraccia<\/em>, anche in quelle che non presentano il riferimento esplicito al Sacro Cingolo di Prato.<\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400\">In conclusione, il <em>Fierabraccia<\/em> pu\u00f2 aver subito l\u2019influsso del culto della reliquia del Sacro Cingolo di Prato nella misura in cui un poeta a conoscenza del culto locale, traducendo e riscrivendo la storia di <em>Fierabras<\/em>, avrebbe riorganizzato la materia gi\u00e0 disponibile inserendovi dei riferimenti alla reliquia pratese. Il <em>Fierabras<\/em> forniva lo spunto iniziale: una cintura meravigliosa, dal grande potenziale suggestivo, ma pur sempre un oggetto pagano dal potere oscuro. Un poeta italiano avrebbe cos\u00ec introdotto nella storia giuntagli d\u2019Oltralpe degli accenni al culto locale, trasformando l\u2019oggetto in una preziosa reliquia mariana. Questo non implica necessariamente, a mio avviso, che la patria dell\u2019autore stesso fosse la citt\u00e0 di Prato, come aveva suggerito Zenatti (1880: 116), dato che la notizia di questa tradizione doveva essere ben diffusa anche al di fuori della citt\u00e0 toscana. Ma di certo, affinch\u00e9 la modifica fosse pienamente apprezzata, il nuovo pubblico doveva essere per lo meno a conoscenza del peculiare culto pratese. Naturalmente, la narrazione del <em>Fiera\u00adbraccia <\/em>non poteva in nessun modo sostituirsi alla leggenda ufficiale, che a quell\u2019altezza cronologica possedeva gi\u00e0 una cospicua documentazione letteraria. Ma l\u2019integrazione della cintura della Vergine nell\u2019intreccio del <em>Fiera\u00adbras<\/em> oitanico risulta essere un omaggio tutto fantasioso a questo oggetto sacro, che doveva verosimilmente avvicinare la <em>chanson de geste<\/em> francese al retroterra culturale e ai gusti del suo nuovo pubblico.<\/p>\r\n\r\n<h1 style=\"font-weight: 400\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/h1>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Balletti, A. (ed.) (1891). <em>[Frammenti di una redazione del \u00abCantare di Fierabraccia\u00bb]. Per le nozze Livaditi Arnaboldi<\/em>, Reggio Emilia, Tip. Calderini.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Bensi, Giovanni (2017). <em>La cintura della Madonna<\/em>, Prato, Societ\u00e0 Pratese di Storia Patria.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Boussel, Patrice (1971). <em>Des reliques et de leur bon usage<\/em>, Paris, Balland.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Cardini, Franco (2014). \u00abIdentit\u00e0 cittadina, mariodul\u00eca e culto delle reliquie. Il \u201ccaso\u201d pratese\u00bb, in: Maffei, Paola &amp; Gian Maria Varanini (eds.), <em>\u201cHonos alit artes\u201d. Studi per il settantesimo compleanno di Mario Ascheri<\/em>. <em>Vol. II, Gli universi particolari<\/em>, Firenze, Firenze University Press, 177-185.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Formisano, Luciano (2003). \u00abLes \u201cCantari di Fierabraccia e Ulivieri\u201d\u00bb, in: Le Person, Marc (ed.), <em>Le rayonnement de \u00abFierabras\u00bb dans la litt\u00e9rature europ\u00e9enne. <\/em><em>Actes du colloque international, 6 et 7 d\u00e9cembre 2002<\/em>, Lyon, CEDIC, 2003, 201-212.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Heyse, Paul (ed.) (1856). <em>Romanische Inedita auf itali\u00e4nischen Bibliotheken<\/em>, Berlin, Hertz.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Le Person, Marc (ed.) (2003a). <em>Fierabras, chanson de geste du XII<sup>e<\/sup> si\u00e8cle<\/em>, Paris, Champion (Les classiques fran\u00e7ais du Moyen \u00c2ge, 142).<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Le Person, Marc (2003b). \u00abPr\u00e9sentation th\u00e9matique du Rayonnement de \u201cFierabras\u201d dans la litt\u00e9rature europ\u00e9enne\u00bb, in: Le Person, Marc (ed.), <em>Le rayonnement de \u00abFierabras\u00bb dans la litt\u00e9rature europ\u00e9enne. Actes du col&shy;loque international, 6 et 7 d\u00e9cembre 2002<\/em>, Lyon, CEDIC, 9-44.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Le Person, Marc (ed.) (2012). <em>Fierabras, chanson de geste du XII<sup>e<\/sup> si\u00e8cle. Traduction, pr\u00e9sentation, bibliographie et notes par M. Le Person<\/em>, Paris, Champion (Traductions des classiques fran\u00e7ais du Moyen \u00c2ge, 91).<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Malato, Enrico (2008). <em>Lessico filologico. Un approccio alla filologia<\/em>, Roma, Salerno.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Melli, Elio (ed.) (1973). <em>I Cantari di Rinaldo da Monte Albano, edizione critica con introduzione e glossario<\/em>, Bologna, Commissione per i testi di lingua.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Melli, Elio (1978-1979). \u00abLa redazione dei \u201cCantari di Fierabraccia e Ulivieri\u201d contenuta nell'\u201cInnamoramento di Rinaldo da Monte Albano\u201d\u00bb, <em>Atti dell\u2019Accademia delle Scienze dell\u2019Istituto di Bologna. Classe di scienze morali, Rendiconti<\/em> 67, 75-96.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Melli, Elio (ed.) (1984). <em>I cantari di Fiorabraccia e Ulivieri, testo mediano in\u00adedito<\/em>, Bologna, Patron (\u201cBiblioteca di Filologia romanza della Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna\u201d, 3).<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Melli, Elio (1987). \u00abL\u2019\u00e9dition critique de \u201cI cantari di Fierabraccia e Ulivieri\u201d\u00bb, <em>Au carrefour des routes d\u2019Europe: la chanson de geste. <\/em><em>Tome II. Xe congr\u00e8s international de la Soci\u00e9t\u00e9 Rencesvals pour l\u2019\u00e9tude des \u00e9pop\u00e9es romanes, Strasbourg, 1985<\/em>, Aix-en-Provence, Publications de l\u2019Universit\u00e9 de Provence, II, 1247-1251.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Melli, Elio (ed.) (1996). <em>Il \u00abFierabraccia\u00bb comense fra preziosit\u00e0 umanistiche e antico dialetto lombardo<\/em>, Bologna, Patron, (\u201cBiblioteca di Filologia romanza della Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna\u201d, 10).<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Rosiello, Giovanna Barbara (1987). \u00abPer la classificazione della \u201cSpagna\u201d in rima contenuta nel manoscritto della Societ\u00e0 Storica Comense\u00bb, <em>Quaderni di Filologia romanza della Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna <\/em>6, 63-80.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Stengel, Edmund (ed.) (1881). <em>\u00abEl cantare di Fierabraccia e Uliuieri\u00bb, italienische Bearbeitung der Chanson de Geste \u00abFierabras\u00bb<\/em>, Marburg, N. G. Elwert.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Strologo, Franca (2023). <em>Il caso dell\u2019\u00abOrlando\u00bb laurenziano<\/em>, Ravenna, Longo.<\/p>\r\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Zenatti, Albino (1880). \u00abRassegna bibliografica. Stengel E., Buhlmann C., \u201cEl cantare di Fierabraccia e Ulivieri\u201d\u00bb, <em>Giornale di filologia romanza<\/em> 3, 114-116.<\/p>\r\n\r\n<div style=\"font-weight: 400\">\r\n<div>\r\n\r\n&nbsp;\r\n\r\n* Questo contributo \u00e8 derivato dalla mia tesi di Master (\u00abI <em>Cantari di Fiera\u00adbraccia e Ulivieri<\/em>. Aspetti del soprannaturale nella tradizione italiana del <em>Fiera\u00adbras<\/em>\u00bb) condotta all\u2019Universit\u00e0 di Zurigo nell\u2019anno accademico 2021-2022. Colgo l\u2019occasione per ringraziare di cuore la professoressa Franca Strologo che, oltre ad avermi guidata allora nella redazione della tesi, mi ha offerto i suoi preziosi consigli ancora durante la stesura di questo articolo.\r\n\r\n<\/div>\r\n<\/div>","rendered":"<h6 style=\"font-weight: 400\">Universit\u00e4t Z\u00fcrich \/ \u00c9cole Pratique des Hautes \u00c9tudes-PSL<\/h6>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Abstract:<\/strong> In <em>Fierabraccia<\/em>, a rewriting of the <em>chanson de geste<\/em> of <em>Fierabras<\/em>, an object that in the source text was a fairy artefact is presented as the girdle that once belonged to the Virgin Mary. This study shows that this modification is linked to the memory of the cult of the relic of the Holy Girdle in the Tuscan city of Prato. This hypothesis is supported, firstly, by the analysis of the <em>varia lectio<\/em>: two redactions preserve a reference to Prato, while the others present trivializations. Secondly, it is supported by the importance giv\u00aden to the miraculous girdle in <em>Fierabraccia<\/em>. In this way, the poet would have deliberately introduced references to the peculiar local cult into the story that had reached him from beyond the Alps, thus bringing his model closer to the cultural background of his new audience.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff\">c<\/span><br \/>\n<strong>Keywords:<\/strong><span style=\"text-align: initial;font-size: 1em\"><em> Fierabraccia<\/em>; <em>Fierabras<\/em>; Holy Girdle; Medieval literature; Inter\u00ad\u00ad&shy;\u00adtextuality<\/span><\/p>\n<h1 style=\"font-weight: 400\"><strong>1 Dal <em>Fierabras<\/em> al <em>Fierabraccia<\/em><\/strong><\/h1>\n<p style=\"font-weight: 400\">Il <em>Fierabras <\/em>\u00e8 una <em>chanson de geste <\/em>composta nell\u2019ultimo terzo del XII secolo che narra, in una serie di peripezie guerresche e romanzesche, della conversione del saraceno Fierabras e del suo intervento al fianco dei paladini di Carlo Magno per il recupero delle reliquie della Passione.<a class=\"footnote\" title=\"L\u2019edizione di riferimento per il Fierabras \u00e8 stata curata da Marc Le Person (2003a), a cui dobbiamo anche una traduzione in francese moderno (Le Person 2012).\" id=\"return-footnote-59-1\" href=\"#footnote-59-1\" aria-label=\"Footnote 1\"><sup class=\"footnote\">[1]<\/sup><\/a> Stando al numero elevato di manoscritti che ci sono pervenuti e ai numerosi rifacimenti e traduzioni di cui essa fu oggetto,<a class=\"footnote\" title=\"Per l\u2019inventario e la descrizione dei testimoni rimando a Le Person (2003a: 22-56) e, per un panorama della circolazione del Fierabras nelle letterature europee, a Le Person (2003b).\" id=\"return-footnote-59-2\" href=\"#footnote-59-2\" aria-label=\"Footnote 2\"><sup class=\"footnote\">[2]<\/sup><\/a> la <em>chanson<\/em> dovette godere di un grande successo nel tardo Medioevo. Per quanto concerne l\u2019area italiana, \u00e8 possibile che la leggenda circolasse gi\u00e0 nella prima met\u00e0 del Trecento (Formisano 2003: 202-203), ma la sua diffusione venne assicurata soprattutto da un anonimo cantare in ottave, il <em>Fierabraccia<\/em>, la cui composizione \u00e8 da far risalire con tutta probabilit\u00e0 alla seconda met\u00e0 del secolo.<a class=\"footnote\" title=\"In questo articolo mi riferisco al testo con il titolo abbreviato di Fierabraccia, ma la stessa opera \u00e8 in genere conosciuta come Cantari di Fierabraccia e Ulivieri. Elio Melli ha curato le edizioni del testo secondo il manoscritto n. 6208 della Biblioteca Guarnacci di Volterra (Melli 1984) e il manoscritto \u201cGiovio\u201d in possesso della Societ\u00e0 Storica Comense (fondo Aliati), quest\u2019ultima corredata di uno studio introduttivo sull\u2019insieme della tradizione del Fierabraccia (Melli 1996). L\u2019edizione ottocentesca di Edmund Stengel (1881) si basa sull\u2019incunabolo oggi conservato alla Biblioteca Corsiniana (Firenze, Jacopo di Carlo et Pietro de Bonaccorsi, verso 1487-1489), che da allora ha costituito la vulgata del Fierabraccia. Un\u2019edizione parziale del manoscritto Riccardiano 1144 \u00e8 stata pubblicata da Paul Heyse (1856) e una riproduzione fotografica dello stesso \u00e8 oggi disponibile sul sito della Teca Digitale dei Manoscritti della Biblioteca Riccardiana (&lt;http:\/\/teca.riccardiana.firenze.sbn.it\/index.php\/it\/&gt; [18.04.2024]). Il frammento conservato a Reggio Emilia (Miscellanea storico-letteraria, b. 1) \u00e8 stato edito da Balletti (1891). Sulla rilevanza di questo frammento si veda il capitolo dedicato ai cantari carolingi e alle tracce di una circolazione trecentesca in Strologo (2023: 353-391).\" id=\"return-footnote-59-3\" href=\"#footnote-59-3\" aria-label=\"Footnote 3\"><sup class=\"footnote\">[3]<\/sup><\/a><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Il rifacimento della <em>chanson <\/em>di <em>Fierabras<\/em> nella Penisola italiana determina, insieme al cambio di codice linguistico, qualche modifica significativa a livello di contenuto. Malgrado la <em>chanson<\/em> risulti generalmente abbreviata \u2013 nelle descrizioni di persone, oggetti, ma anche di intere scene \u2013 nel <em>Fiera\u00adbraccia <\/em>vi sono anche episodi che vengono sviluppati e ampliati in modo del tutto autonomo rispetto al modello. Mi soffermer\u00f2 qui di seguito sulla tra\u00adiettoria di un oggetto specifico, la cintura della protagonista femminile Fiera\u00adpace, per illustrare come il processo di ricezione e assimilazione del testo originario abbia dato luogo a delle innovazioni strettamente legate all\u2019identit\u00e0 culturale locale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Nel <em>Fierabras<\/em> le reliquie della Passione, sottratte dal pagano Fierabras poi convertitosi al cristianesimo, sono il vero e proprio motore della narrazione, in quanto gli sforzi dei protagonisti risultano interamente mirati a restituirle alla Cristianit\u00e0. Il poeta comincia la sua <em>chanson<\/em> proprio stabilendo un legame tra la sua storia e il contesto della fiera del Lendit a Saint-Denis, luogo dove furono portati gli oggetti sacri riconquistati da Carlo Magno.<a class=\"footnote\" title=\"\u00c8 generalmente accettata l\u2019ipotesi secondo la quale il Fierabras fu composto proprio in occasione di questa fiera, che si teneva annualmente a partire dall\u2019inizio del XII secolo. La chanson rappresenterebbe cos\u00ec, come osserva Le Person (2003b: 11), \u00abun prolongement culturel pour donner plus de r\u00e9sonance \u00e0 la c\u00e9r\u00e9monie du Lendit et surtout pour accr\u00e9diter la pr\u00e9sence de vraies reliques\u00bb.\" id=\"return-footnote-59-4\" href=\"#footnote-59-4\" aria-label=\"Footnote 4\"><sup class=\"footnote\">[4]<\/sup><\/a> Le reliquie da lui menzionate sono la corona di spine (\u00abla corronne, dont Dex fu corronnez\u00bb; <em>Fierabras<\/em>, v.\u00a09), i chiodi della Passione (\u00ables seintismes cloz\u00bb, v.\u00a010) e il lenzuolo funebre di Ges\u00f9 (\u00able signe honorez\u00bb, v.\u00a010), mentre attraverso un generico \u00abautres reliques dont ill i out assez\u00bb (v.\u00a011) segnala che questa rassegna non \u00e8 esaustiva. Poco pi\u00f9 avanti (vv.\u00a064-65) indica un\u2019ulteriore reliquia rubata da Fierabras a Roma, ossia la croce utilizzata per crocifiggervi Cristo.<a class=\"footnote\" title=\"Di questa reliquia non rimane tuttavia traccia nel Fierabraccia.\" id=\"return-footnote-59-5\" href=\"#footnote-59-5\" aria-label=\"Footnote 5\"><sup class=\"footnote\">[5]<\/sup><\/a><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Nel cantare il tema del recupero delle reliquie rimane fondamentale. Gi\u00e0 nell\u2019ottava iniziale del <em>Fierabraccia<\/em> se ne trova un primo elenco:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">Altissimo Idio padre e signore,<br \/>\nvo\u2019 cominciar un bel dir dilectoso.<br \/>\nDi Carlo Mano vi vo\u2019 dire il vigore<br \/>\n\u2013 se m\u2019ascoltate, o\u2019 gente, con riposo \u2013<br \/>\ncome acquist\u00f2 con sua forza e valore<br \/>\nle reliquie che furon di Dio glorioso:<br \/>\ncio\u00e8 il sudario, e chiovi e la corona<br \/>\ne la cinctura della madre anchora. (<em>Fierabraccia<\/em>, I, 1)<a class=\"footnote\" title=\"L\u2019edizione di riferimento \u00e8 Stengel (1881), con alcuni piccoli accorgimenti che intendono facilitarne la lettura: l\u2019introduzione di alcuni segni di punteggiatura, accenti e apostrofi, la distinzione tra u e v e la divisione delle parole secondo l\u2019uso moderno.\" id=\"return-footnote-59-6\" href=\"#footnote-59-6\" aria-label=\"Footnote 6\"><sup class=\"footnote\">[6]<\/sup><\/a><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">Le prime tre reliquie, legate all\u2019episodio evangelico della crocifissione di Cristo, corrispondono a quelle del <em>Fierabras<\/em>: il sudario, i chiodi e la corona di spine. Quanto alla \u00abcinctura della madre\u00bb (v.\u00a08) menzionata per ultimo, si tratta invece di un oggetto tradizionalmente legato all\u2019Assunzione, ovvero il momento in cui Maria, al termine della sua vita terrena, l\u2019avrebbe consegnata a San Tommaso. Il <em>Fierabraccia<\/em> aggiunge quindi all\u2019inventario delle reliquie della tradizione francese un elemento inedito, la cintura della Vergine.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">In realt\u00e0, una cintura prodigiosa appare gi\u00e0 nel <em>Fierabras<\/em>, bench\u00e9 qui non venga presentata come una delle reliquie rubate dai saraceni. Essa \u00e8 infatti un tipico oggetto fatato di origine presumibilmente pagana, custodita dalla saracena Floripas come parte del suo vestiario abituale, e possiede la virt\u00f9 miracolosa di preservare dai morsi della fame,<a class=\"footnote\" title=\"\u00ab[Floripas] Cheint out un siglaton menuement ouvr\u00e9 ; \/ La bougle fu mout riche, de fin or esmer\u00e9. \/ Hom ne fame qui ll\u2019ait n\u2019avra le poil mesl\u00e9, \/ Ne ja de venim n\u2019iert ne d\u2019erbe empoissonn\u00e9 ; \/ Et s\u2019il avoit .III. jors ne quatre ge\u00fcnn\u00e9, \/ S\u2019esgardast la cheinture et la bougle dor\u00e9, \/ Si avroit il le cors et le cuer saol\u00e9\u00bb (Fiera\u00adbras, vv.\u00a02120-2126).\" id=\"return-footnote-59-7\" href=\"#footnote-59-7\" aria-label=\"Footnote 7\"><sup class=\"footnote\">[7]<\/sup><\/a> la stessa che verr\u00e0 attribuita, nel cantare, alla cintura della Vergine. Nella trasposizione della <em>chanson de geste<\/em> in area italiana si produce quindi un\u2019innovazione essenziale: un oggetto magico di tipo fiabesco, associato a un personaggio saraceno, assume lo statuto di una vera e propria reliquia mariana. Inoltre, mentre la cintura fatata di Floripas ha scarso rilievo all\u2019interno della <em>chanson<\/em>, nel <em>Fierabraccia<\/em> la cintura della Vergine spicca tra tutte le altre reliquie in quanto riveste un ruolo di primo piano nello sviluppo della narrazione.<\/p>\n<h1 style=\"font-weight: 400\"><strong>2 La cintura della Vergine \u00abche a Prato sta\u00bb<\/strong><\/h1>\n<p style=\"font-weight: 400\">L\u2019assimilazione dell\u2019accessorio magico di Floripas alla cintura della Vergine si pu\u00f2 comprendere dando uno sguardo al culto della Sacra Cintola come realt\u00e0 storica. In particolare, tra le varie reliquie dell\u2019Europa occidentale di cui si ha notizia (Boussel 1971: 184-185), la narrazione del <em>Fierabraccia<\/em> si collega in maniera pi\u00f9 pertinente, in virt\u00f9 della sua collocazione geografica, alla leggenda del Sacro Cingolo conservato tutt\u2019oggi nel Duomo di Prato. Stando agli studi di Franco Cardini (2014) le prime notizie della presenza della cintura della Vergine a Prato risalirebbero agli anni 1276-1278, ma secondo la leggenda medievale la reliquia sarebbe giunta da Gerusalemme nella citt\u00e0 toscana gi\u00e0 nel corso del secolo precedente.<a class=\"footnote\" title=\"Sul Sacro Cingolo si veda anche il volume di Bensi (2017).\" id=\"return-footnote-59-8\" href=\"#footnote-59-8\" aria-label=\"Footnote 8\"><sup class=\"footnote\">[8]<\/sup><\/a> La maggioranza delle fonti letterarie che narrano della reliquia pratese sono collocabili tra il XIII e il XIV secolo, dunque in un periodo precedente o coevo a quello della presunta composizione del <em>Fierabraccia<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Un riferimento esplicito al culto pratese del Sacro Cingolo, bench\u00e9 in passato non sia sempre stato riconosciuto come tale, \u00e8 peraltro leggibile in due dei manoscritti che tramandano il <em>Fierabraccia<\/em>. Esso si trova in corrispondenza della scena in cui Fierapace presenta il suo prezioso forziere ai cavalieri cristiani che sono con lei nella fortezza di Agrimoro, posta sotto assedio (<em>Fierabraccia<\/em> IX). Da questo forziere la fanciulla estrae una ad una le reliquie affidatele dal fratello Fierabraccia:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">E Poi gli mostro echiodi ella chorona<br \/>\nEl sudario lalancia ella cintura<br \/>\nCheffu chome nella storia neragiona<br \/>\nDella medre didio uergine pura<br \/>\nEaprato sta chelsa ogni persona<a class=\"footnote\" title=\"Ms. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 1144, 81r-v, che riporto in trascrizione diplomatica.\" id=\"return-footnote-59-9\" href=\"#footnote-59-9\" aria-label=\"Footnote 9\"><sup class=\"footnote\">[9]<\/sup><\/a><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">Questa ottava aveva richiamato l\u2019attenzione gi\u00e0 di Albino Zenatti nella sua recensione ottocentesca alla prima edizione del <em>Fierabraccia<\/em>. Nel testo del manoscritto Riccardiano 1144 (Toscana, seconda met\u00e0 del XV secolo), riportato sopra, Zenatti aveva infatti riconosciuto un\u2019allusione alla cintura venerata a Prato,<a class=\"footnote\" title=\"Nell\u2019ultimo verso riportato, procedendo alla suddivisione delle parole, si legge infatti il riferimento toponomastico \u00aba Prato sta\u00bb.\" id=\"return-footnote-59-10\" href=\"#footnote-59-10\" aria-label=\"Footnote 10\"><sup class=\"footnote\">[10]<\/sup><\/a> interpretandola come probabile indizio dell\u2019origine dell\u2019autore del cantare (Zenatti 1880: 116). Un passaggio corrispondente si trova anche nel manoscritto conservato a Volterra edito da Melli (1984; VI, 34, 1-5):<a class=\"footnote\" title=\"Da un\u2019analisi linguistica Melli (1984: 79) lo riconduce all\u2019Italia mediana, formulando in particolare l\u2019ipotesi di una \u00abtrascrizione in area centrale di un testo originariamente toscano\u00bb.\" id=\"return-footnote-59-11\" href=\"#footnote-59-11\" aria-label=\"Footnote 11\"><sup class=\"footnote\">[11]<\/sup><\/a><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">Poi li monstr\u00f2 li chiodi e la corona<br \/>\ne \u2019l sendado, la lancia e la centura<br \/>\nche fo, s\u00ec come l\u2019istoria ragiona,<br \/>\nde la Madre de Dio vergene pura,<br \/>\nche a pPrato sta che \u2019l sa omne persona.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400\">Tuttavia, dalla stessa ottava Melli trae considerazioni ben diverse: associando la relativa \u00abche a pPrato sta che \u2019l sa omne persona\u00bb alla \u00abMadre de Dio\u00bb del verso precedente, vi scorge infatti un riferimento alla chiesa di Santa Maria delle Carceri di Prato (1984: 20-21). Lo studioso utilizza poi questa lettura per fissare un <em>terminus post quem<\/em> per la datazione della redazione trasmessa dal manoscritto, che secondo lui doveva quindi risalire a un periodo successivo alla costruzione della chiesa, effettuata tra il 1485 e il 1493. Rispetto a quella di Zenatti, che riferisce la presenza a Prato alla \u00abcentura\u00bb della Vergine menzionata qualche verso pi\u00f9 in alto, questa interpretazione mi pare meno convincente. Infatti, mentre le chiese dedicate a Maria sono diffuse capillarmente sul territorio, quello del Sacro Cingolo conservato nel Duomo \u00e8 un culto peculiare, per l\u2019appunto, proprio della citt\u00e0 di Prato. Di fronte a un riferimento chiaro e univoco come quello alla reliquia pratese, non sarebbe quindi economico ravvisarne uno pi\u00f9 generico. Di conseguenza, ritengo opportuno correggere la lettura fornita da Melli di questa ottava, secondo il testo trasmesso dai manoscritti Riccardiano e Volterrano, a favore di quella di Zenatti.<a class=\"footnote\" title=\"Sebbene l\u2019idea di Melli per cui i versi discussi sopra fossero da riferire alla chiesa di Santa Maria delle Carceri corroborasse la sua proposta di datazione del codice e della redazione che trasmette alla seconda met\u00e0 del XV secolo, questa rimane valida in quanto basata anche e soprattutto sull\u2019analisi paleografica e delle filigrane (vedi Melli 1984: 19-22).\" id=\"return-footnote-59-12\" href=\"#footnote-59-12\" aria-label=\"Footnote 12\"><sup class=\"footnote\">[12]<\/sup><\/a><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Bisogna tuttavia rilevare che questi due manoscritti sono gli unici testimoni del <em>Fierabraccia<\/em> a conservare tale riferimento alla citt\u00e0 di Prato. L\u2019in\u00adcunabolo ora conservato alla Biblioteca Corsiniana e stampato a Firenze verso il 1487-1489 presenta una soluzione \u201cintermedia\u201d, dove al v.\u00a05 dell\u2019ottava corrispondente si legge \u00ab<em>aperto<\/em> sta che iluede ogni persona\u00bb<a class=\"footnote\" title=\"La trascrizione diplomatica e il corsivo sono miei.\" id=\"return-footnote-59-13\" href=\"#footnote-59-13\" aria-label=\"Footnote 13\"><sup class=\"footnote\">[13]<\/sup><\/a>. \u00abaperto\u00bb, con valore avverbiale (\u2018chiaramente\u2019, \u2018apertamente\u2019), \u00e8 un possibile errore di lettura per \u00aba Prato\u00bb. Nel manoscritto \u201cGiovio\u201d (XV secolo), di origine pre\u00adsumibilmente lombarda (Rosiello 1987: 67), l\u2019intero primo emistichio, dove nel Riccardiano e nel Volterrano si trova il riferimento a Prato, viene formulato diversamente, e il verso che ne scaturisce \u00e8 \u00abe s\u00ec la vite on\u00efa persona\u00bb (Melli 1996; VI, 34, 5). Infine, quattordici esemplari a stampa dell\u2019<em>Innamoramento di Rinaldo da Montalbano<\/em>, di edizioni apparse tra gli ultimi anni del Quattrocento e la met\u00e0 del Seicento circa presso vari stampatori veneziani, presentano un\u2019amplificazione del tutto corrispondente al <em>Fierabraccia<\/em>. Questa redazione del <em>Fierabraccia<\/em>, nella stampa del 1547 che prendo in esame, presenta un\u2019estesa rielaborazione che tocca l\u2019intera ottava, a tal punto che persino la lezione \u00abcintura\u00bb viene sostituta da un\u2019incongrua \u00abfigura\u00bb, elimi\u00adnando qualsiasi riferimento alla reliquia.<a class=\"footnote\" title=\"Su questa redazione del Fierabraccia, particolarmente corrotta, si veda lo studio di Melli (1978-1979). Per la descrizione completa delle stampe che la contengono, rimando invece a Melli (1973). Di queste stampe l\u2019esemplare pi\u00f9 antico e autorevole, secondo lo studioso, \u00e8 conservato oggi al Trinity College di Dublino (El innamoramento de Rinaldo da Monte Albano, Venezia, Manfreo de Monfera da Strevo de Bonello, 1494). Poich\u00e9 non mi \u00e8 stato possibile visionare questo esemplare, le mie considerazioni si basano su una stampa pi\u00f9 tardiva (Inamoramento de Rinaldo di Mont\u2019Albano, Venetia, per Bartholomeo detto Imperatore, 1547) disponibile online: &lt;https:\/\/play.google.com\/store\/books\/details?id=eC08AAAAcAAJ&amp;rdid=book-eC08AAAAcAAJ&amp;rdot=1&gt; [18.04.2024].\" id=\"return-footnote-59-14\" href=\"#footnote-59-14\" aria-label=\"Footnote 14\"><sup class=\"footnote\">[14]<\/sup><\/a><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Le varianti riscontrate in queste redazioni del <em>Fierabraccia<\/em> possono tutte spiegarsi efficacemente tramite un criterio fondamentale della critica te\u00adstuale, quello della <em>lectio difficilior\/facilior<\/em>, che stabilisce che \u00abdi norma, in presenza di varianti alternative pi\u00f9 e meno \u201cdifficili\u201d, quella pi\u00f9 complessa e caratterizzata da una sua particolare difficolt\u00e0 o rarit\u00e0, riguardo alla forma o al senso, \u00e8 quella che ha maggiori probabilit\u00e0 di essere la lezione autentica\u00bb (Malato 2008: 73). Supponendo che i manoscritti Riccardiano e Volterrano\u00a0\u2013 entrambi antichi<a class=\"footnote\" title=\"Il testimone pi\u00f9 antico \u2013 databile forse alla seconda met\u00e0 del XIV secolo \u2013 \u00e8, come accennato sopra, quello di Reggio Emilia. Tuttavia, trattandosi di un frammento, esso tramanda solo un numero limitato di ottave, tutte collocate entro i primi due cantari, tra le quali non figura l\u2019ottava in questione. In generale, il testo dell\u2019ottava dato dal manoscritto Riccardiano, della seconda met\u00e0 del XV secolo, rispetta fedelmente i dati della storia narrata, \u00e8 logico e coerente a livello sintattico, e lo stesso si pu\u00f2 dire del lessico. Ricordo inoltre che Melli (1987: 1249), in previsione di un\u2019edizione critica del Fierabraccia, aveva designato come codice di base proprio questo manoscritto, in virt\u00f9 dell\u2019\u00abanciennet\u00e9 du texte et une certaine propri\u00e9t\u00e9 et uniformit\u00e9 linguistique\u00bb.\" id=\"return-footnote-59-15\" href=\"#footnote-59-15\" aria-label=\"Footnote 15\"><sup class=\"footnote\">[15]<\/sup><\/a> e attestanti la diffusione del <em>Fierabraccia<\/em> in territorio toscano, luogo di fioritura della letteratura canterina \u2013 presentino la lezione autentica, le altre redazioni, cronologicamente e\/o geograficamente pi\u00f9 di\u00adstanti, avrebbero quindi perso il riferimento al Sacro Cingolo, complice forse un disinteresse o una mancata conoscenza del culto pratese nei luoghi di rielaborazione del can\u00adtare.<\/p>\n<h1 style=\"font-weight: 400\"><strong>3 Da oggetto sacro a oggetto letterario<\/strong><\/h1>\n<p style=\"font-weight: 400\">Bench\u00e9 degli indizi testuali, come si \u00e8 mostrato, siano presenti solo in parte della tradizione, l\u2019ipotesi di un\u2019assimilazione della cintura del <em>Fierabras<\/em> alla famosa reliquia mariana di Prato \u00e8 supportata anche da riflessioni di natura letteraria.<a class=\"footnote\" title=\"Devo purtroppo rimandare ad altra sede la discussione approfondita di questi aspetti.\" id=\"return-footnote-59-16\" href=\"#footnote-59-16\" aria-label=\"Footnote 16\"><sup class=\"footnote\">[16]<\/sup><\/a> Il nuovo orientamento della sfera di appartenenza della cintura, che da oggetto magico pagano diventa una reliquia mariana dalle virt\u00f9 so\u00adprannaturali accertate, \u00e8 da riallacciare infatti ad alcune modifiche nella trama narrativa del <em>Fierabraccia<\/em> rispetto al suo modello. Queste riguardano in particolare l\u2019aggiunta e lo sviluppo di alcuni episodi che vedono protagonista proprio la cintura della Vergine. Penso, per esempio, all\u2019ampliamento dell\u2019episodio del tentato furto da parte di un negromante saraceno (<em>Fiera\u00adbraccia<\/em> IX-X) che, grazie alle sue nuove tonalit\u00e0 comiche, diventa uno dei pi\u00f9 godibili del cantare. Oppure, alla consacrazione di alcune ottave all\u2019inedita narrazione di come la cintura, irrimediabilmente smarrita nel <em>Fierabras<\/em>, torni infine prodigiosamente nelle mani dei paladini (<em>Fierabraccia<\/em> XII). Inoltre, nel <em>Fiera\u00adbraccia<\/em> sar\u00e0 proprio la virt\u00f9 miracolosa dello stesso oggetto a permettere la sopravvivenza dei paladini di Carlo Magno assediati dai saraceni nella fortezza di Agrimoro (<em>Fiera\u00adbraccia<\/em> IX). Tali modifiche sono spie di una volont\u00e0 di riallacciarsi al culto pratese non solo attraverso un semplice riferimento al Sacro Cingolo \u2013 come potrebbe esserlo quello visto al \u00a72 \u2013, ma anche accentuando la preminenza della reliquia mariana all\u2019interno del can\u00adtare. Questo nuovo rilievo viene mantenuto in tutte le redazioni del <em>Fiera\u00adbraccia<\/em>, anche in quelle che non presentano il riferimento esplicito al Sacro Cingolo di Prato.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">In conclusione, il <em>Fierabraccia<\/em> pu\u00f2 aver subito l\u2019influsso del culto della reliquia del Sacro Cingolo di Prato nella misura in cui un poeta a conoscenza del culto locale, traducendo e riscrivendo la storia di <em>Fierabras<\/em>, avrebbe riorganizzato la materia gi\u00e0 disponibile inserendovi dei riferimenti alla reliquia pratese. Il <em>Fierabras<\/em> forniva lo spunto iniziale: una cintura meravigliosa, dal grande potenziale suggestivo, ma pur sempre un oggetto pagano dal potere oscuro. Un poeta italiano avrebbe cos\u00ec introdotto nella storia giuntagli d\u2019Oltralpe degli accenni al culto locale, trasformando l\u2019oggetto in una preziosa reliquia mariana. Questo non implica necessariamente, a mio avviso, che la patria dell\u2019autore stesso fosse la citt\u00e0 di Prato, come aveva suggerito Zenatti (1880: 116), dato che la notizia di questa tradizione doveva essere ben diffusa anche al di fuori della citt\u00e0 toscana. Ma di certo, affinch\u00e9 la modifica fosse pienamente apprezzata, il nuovo pubblico doveva essere per lo meno a conoscenza del peculiare culto pratese. Naturalmente, la narrazione del <em>Fiera\u00adbraccia <\/em>non poteva in nessun modo sostituirsi alla leggenda ufficiale, che a quell\u2019altezza cronologica possedeva gi\u00e0 una cospicua documentazione letteraria. Ma l\u2019integrazione della cintura della Vergine nell\u2019intreccio del <em>Fiera\u00adbras<\/em> oitanico risulta essere un omaggio tutto fantasioso a questo oggetto sacro, che doveva verosimilmente avvicinare la <em>chanson de geste<\/em> francese al retroterra culturale e ai gusti del suo nuovo pubblico.<\/p>\n<h1 style=\"font-weight: 400\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/h1>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Balletti, A. (ed.) (1891). <em>[Frammenti di una redazione del \u00abCantare di Fierabraccia\u00bb]. Per le nozze Livaditi Arnaboldi<\/em>, Reggio Emilia, Tip. Calderini.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Bensi, Giovanni (2017). <em>La cintura della Madonna<\/em>, Prato, Societ\u00e0 Pratese di Storia Patria.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Boussel, Patrice (1971). <em>Des reliques et de leur bon usage<\/em>, Paris, Balland.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Cardini, Franco (2014). \u00abIdentit\u00e0 cittadina, mariodul\u00eca e culto delle reliquie. Il \u201ccaso\u201d pratese\u00bb, in: Maffei, Paola &amp; Gian Maria Varanini (eds.), <em>\u201cHonos alit artes\u201d. Studi per il settantesimo compleanno di Mario Ascheri<\/em>. <em>Vol. II, Gli universi particolari<\/em>, Firenze, Firenze University Press, 177-185.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Formisano, Luciano (2003). \u00abLes \u201cCantari di Fierabraccia e Ulivieri\u201d\u00bb, in: Le Person, Marc (ed.), <em>Le rayonnement de \u00abFierabras\u00bb dans la litt\u00e9rature europ\u00e9enne. <\/em><em>Actes du colloque international, 6 et 7 d\u00e9cembre 2002<\/em>, Lyon, CEDIC, 2003, 201-212.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Heyse, Paul (ed.) (1856). <em>Romanische Inedita auf itali\u00e4nischen Bibliotheken<\/em>, Berlin, Hertz.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Le Person, Marc (ed.) (2003a). <em>Fierabras, chanson de geste du XII<sup>e<\/sup> si\u00e8cle<\/em>, Paris, Champion (Les classiques fran\u00e7ais du Moyen \u00c2ge, 142).<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Le Person, Marc (2003b). \u00abPr\u00e9sentation th\u00e9matique du Rayonnement de \u201cFierabras\u201d dans la litt\u00e9rature europ\u00e9enne\u00bb, in: Le Person, Marc (ed.), <em>Le rayonnement de \u00abFierabras\u00bb dans la litt\u00e9rature europ\u00e9enne. Actes du col&shy;loque international, 6 et 7 d\u00e9cembre 2002<\/em>, Lyon, CEDIC, 9-44.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Le Person, Marc (ed.) (2012). <em>Fierabras, chanson de geste du XII<sup>e<\/sup> si\u00e8cle. Traduction, pr\u00e9sentation, bibliographie et notes par M. Le Person<\/em>, Paris, Champion (Traductions des classiques fran\u00e7ais du Moyen \u00c2ge, 91).<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Malato, Enrico (2008). <em>Lessico filologico. Un approccio alla filologia<\/em>, Roma, Salerno.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Melli, Elio (ed.) (1973). <em>I Cantari di Rinaldo da Monte Albano, edizione critica con introduzione e glossario<\/em>, Bologna, Commissione per i testi di lingua.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Melli, Elio (1978-1979). \u00abLa redazione dei \u201cCantari di Fierabraccia e Ulivieri\u201d contenuta nell&#8217;\u201cInnamoramento di Rinaldo da Monte Albano\u201d\u00bb, <em>Atti dell\u2019Accademia delle Scienze dell\u2019Istituto di Bologna. Classe di scienze morali, Rendiconti<\/em> 67, 75-96.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Melli, Elio (ed.) (1984). <em>I cantari di Fiorabraccia e Ulivieri, testo mediano in\u00adedito<\/em>, Bologna, Patron (\u201cBiblioteca di Filologia romanza della Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna\u201d, 3).<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Melli, Elio (1987). \u00abL\u2019\u00e9dition critique de \u201cI cantari di Fierabraccia e Ulivieri\u201d\u00bb, <em>Au carrefour des routes d\u2019Europe: la chanson de geste. <\/em><em>Tome II. Xe congr\u00e8s international de la Soci\u00e9t\u00e9 Rencesvals pour l\u2019\u00e9tude des \u00e9pop\u00e9es romanes, Strasbourg, 1985<\/em>, Aix-en-Provence, Publications de l\u2019Universit\u00e9 de Provence, II, 1247-1251.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Melli, Elio (ed.) (1996). <em>Il \u00abFierabraccia\u00bb comense fra preziosit\u00e0 umanistiche e antico dialetto lombardo<\/em>, Bologna, Patron, (\u201cBiblioteca di Filologia romanza della Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna\u201d, 10).<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Rosiello, Giovanna Barbara (1987). \u00abPer la classificazione della \u201cSpagna\u201d in rima contenuta nel manoscritto della Societ\u00e0 Storica Comense\u00bb, <em>Quaderni di Filologia romanza della Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna <\/em>6, 63-80.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Stengel, Edmund (ed.) (1881). <em>\u00abEl cantare di Fierabraccia e Uliuieri\u00bb, italienische Bearbeitung der Chanson de Geste \u00abFierabras\u00bb<\/em>, Marburg, N. G. Elwert.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Strologo, Franca (2023). <em>Il caso dell\u2019\u00abOrlando\u00bb laurenziano<\/em>, Ravenna, Longo.<\/p>\n<p class=\"hanging-indent\" style=\"font-weight: 400\">Zenatti, Albino (1880). \u00abRassegna bibliografica. Stengel E., Buhlmann C., \u201cEl cantare di Fierabraccia e Ulivieri\u201d\u00bb, <em>Giornale di filologia romanza<\/em> 3, 114-116.<\/p>\n<div style=\"font-weight: 400\">\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>* Questo contributo \u00e8 derivato dalla mia tesi di Master (\u00abI <em>Cantari di Fiera\u00adbraccia e Ulivieri<\/em>. Aspetti del soprannaturale nella tradizione italiana del <em>Fiera\u00adbras<\/em>\u00bb) condotta all\u2019Universit\u00e0 di Zurigo nell\u2019anno accademico 2021-2022. Colgo l\u2019occasione per ringraziare di cuore la professoressa Franca Strologo che, oltre ad avermi guidata allora nella redazione della tesi, mi ha offerto i suoi preziosi consigli ancora durante la stesura di questo articolo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<hr class=\"before-footnotes clear\" \/><div class=\"footnotes\"><ol><li id=\"footnote-59-1\">L\u2019edizione di riferimento per il <em>Fierabras<\/em> \u00e8 stata curata da Marc Le Person (2003a), a cui dobbiamo anche una traduzione in francese moderno (Le Person 2012). <a href=\"#return-footnote-59-1\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 1\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-2\">Per l\u2019inventario e la descrizione dei testimoni rimando a Le Person (2003a: 22-56) e, per un panorama della circolazione del <em>Fierabras<\/em> nelle letterature europee, a Le Person (2003b). <a href=\"#return-footnote-59-2\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 2\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-3\">In questo articolo mi riferisco al testo con il titolo abbreviato di <em>Fierabraccia<\/em>, ma la stessa opera \u00e8 in genere conosciuta come <em>Cantari di Fierabraccia e Ulivieri<\/em>. Elio Melli ha curato le edizioni del testo secondo il manoscritto n. 6208 della Biblioteca Guarnacci di Volterra (Melli 1984) e il manoscritto \u201cGiovio\u201d in possesso della Societ\u00e0 Storica Comense (fondo Aliati), quest\u2019ultima corredata di uno studio introduttivo sull\u2019insieme della tradizione del <em>Fierabraccia<\/em> (Melli 1996). L\u2019edizione ottocentesca di Edmund Stengel (1881) si basa sull\u2019incunabolo oggi conservato alla Biblioteca Corsiniana (Firenze, Jacopo di Carlo et Pietro de Bonaccorsi, verso 1487-1489), che da allora ha costituito la <em>vulgata <\/em>del <em>Fierabraccia<\/em>. Un\u2019edizione parziale del manoscritto Riccardiano 1144 \u00e8 stata pubblicata da Paul Heyse (1856) e una riproduzione fotografica dello stesso \u00e8 oggi disponibile sul sito della <em>Teca Digitale dei Manoscritti della Biblioteca Riccardiana <\/em>(&lt;<a href=\"http:\/\/teca.riccardiana.firenze.sbn.it\/index.php\/it\/\">http:\/\/teca.riccardiana.firenze.sbn.it\/index.php\/it\/<\/a>&gt; [18.04.2024]). Il frammento conservato a Reggio Emilia (Miscellanea storico-letteraria, b. 1) \u00e8 stato edito da Balletti (1891). Sulla rilevanza di questo frammento si veda il capitolo dedicato ai cantari carolingi e alle tracce di una circolazione trecentesca in Strologo (2023: 353-391). <a href=\"#return-footnote-59-3\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 3\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-4\">\u00c8 generalmente accettata l\u2019ipotesi secondo la quale il <em>Fierabras<\/em> fu composto proprio in occasione di questa fiera, che si teneva annualmente a partire dall\u2019inizio del XII secolo. La<em> chanson<\/em> rappresenterebbe cos\u00ec, come osserva Le Person (2003b: 11), \u00abun prolongement culturel pour donner plus de r\u00e9sonance \u00e0 la c\u00e9r\u00e9monie du Lendit et surtout pour accr\u00e9diter la pr\u00e9sence de vraies reliques\u00bb. <a href=\"#return-footnote-59-4\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 4\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-5\">Di questa reliquia non rimane tuttavia traccia nel <em>Fierabraccia<\/em>. <a href=\"#return-footnote-59-5\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 5\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-6\">L\u2019edizione di riferimento \u00e8 Stengel (1881), con alcuni piccoli accorgimenti che intendono facilitarne la lettura: l\u2019introduzione di alcuni segni di punteggiatura, accenti e apostrofi, la distinzione tra <em>u <\/em>e<em> v e<\/em> la divisione delle parole secondo l\u2019uso moderno. <a href=\"#return-footnote-59-6\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 6\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-7\">\u00ab[Floripas] Cheint out un siglaton menuement ouvr\u00e9 ; \/ La bougle fu mout riche, de fin or esmer\u00e9. \/ Hom ne fame qui ll\u2019ait n\u2019avra le poil mesl\u00e9, \/ Ne ja de venim n\u2019iert ne d\u2019erbe empoissonn\u00e9 ; \/ Et s\u2019il avoit .III. jors ne quatre ge\u00fcnn\u00e9, \/ S\u2019esgardast la cheinture et la bougle dor\u00e9, \/ Si avroit il le cors et le cuer saol\u00e9\u00bb (<em>Fiera\u00adbras<\/em>, vv.\u00a02120-2126). <a href=\"#return-footnote-59-7\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 7\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-8\">Sul Sacro Cingolo si veda anche il volume di Bensi (2017). <a href=\"#return-footnote-59-8\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 8\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-9\">Ms. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 1144, 81r-v, che riporto in trascrizione diplomatica. <a href=\"#return-footnote-59-9\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 9\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-10\">Nell\u2019ultimo verso riportato, procedendo alla suddivisione delle parole, si legge infatti il riferimento toponomastico \u00aba Prato sta\u00bb. <a href=\"#return-footnote-59-10\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 10\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-11\">Da un\u2019analisi linguistica Melli (1984: 79) lo riconduce all\u2019Italia mediana, formulando in particolare l\u2019ipotesi di una \u00abtrascrizione in area centrale di un testo originariamente toscano\u00bb. <a href=\"#return-footnote-59-11\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 11\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-12\">Sebbene l\u2019idea di Melli per cui i versi discussi sopra fossero da riferire alla chiesa di Santa Maria delle Carceri corroborasse la sua proposta di datazione del codice e della redazione che trasmette alla seconda met\u00e0 del XV secolo, questa rimane valida in quanto basata anche e soprattutto sull\u2019analisi paleografica e delle filigrane (vedi Melli 1984: 19-22). <a href=\"#return-footnote-59-12\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 12\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-13\">La trascrizione diplomatica e il corsivo sono miei. <a href=\"#return-footnote-59-13\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 13\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-14\">Su questa redazione del <em>Fierabraccia<\/em>, particolarmente corrotta, si veda lo studio di Melli (1978-1979). Per la descrizione completa delle stampe che la contengono, rimando invece a Melli (1973). Di queste stampe l\u2019esemplare pi\u00f9 antico e autorevole, secondo lo studioso, \u00e8 conservato oggi al Trinity College di Dublino (<em>El innamoramento de Rinaldo da Monte Albano<\/em>, Venezia, Manfreo de Monfera da Strevo de Bonello, 1494). Poich\u00e9 non mi \u00e8 stato possibile visionare questo esemplare, le mie considerazioni si basano su una stampa pi\u00f9 tardiva (<em>Inamoramento de Rinaldo<\/em> di Mont\u2019Albano, Venetia, per Bartholomeo detto Imperatore, 1547) disponibile <em>online<\/em>: &lt;<a href=\"https:\/\/play.google.com\/store\/books\/details?id=eC08AAAAcAAJ&amp;rdid=book-eC08AAAAcAAJ&amp;rdot=1\">https:\/\/play.google.com\/store\/books\/details?id=eC08AAAAcAAJ&amp;rdid=book-eC08AAAAcAAJ&amp;rdot=1<\/a>&gt; [18.04.2024]. <a href=\"#return-footnote-59-14\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 14\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-15\">Il testimone pi\u00f9 antico \u2013 databile forse alla seconda met\u00e0 del XIV secolo \u2013 \u00e8, come accennato sopra, quello di Reggio Emilia. Tuttavia, trattandosi di un frammento, esso tramanda solo un numero limitato di ottave, tutte collocate entro i primi due cantari, tra le quali non figura l\u2019ottava in questione. In generale, il testo dell\u2019ottava dato dal manoscritto Riccardiano, della seconda met\u00e0 del XV secolo, rispetta fedelmente i dati della storia narrata, \u00e8 logico e coerente a livello sintattico, e lo stesso si pu\u00f2 dire del lessico. Ricordo inoltre che Melli (1987: 1249), in previsione di un\u2019edizione critica del <em>Fierabraccia<\/em>, aveva designato come codice di base proprio questo manoscritto, in virt\u00f9 dell\u2019\u00abanciennet\u00e9 du texte et une certaine propri\u00e9t\u00e9 et uniformit\u00e9 linguistique\u00bb. <a href=\"#return-footnote-59-15\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 15\">&crarr;<\/a><\/li><li id=\"footnote-59-16\">Devo purtroppo rimandare ad altra sede la discussione approfondita di questi aspetti. <a href=\"#return-footnote-59-16\" class=\"return-footnote\" aria-label=\"Return to footnote 16\">&crarr;<\/a><\/li><\/ol><\/div>","protected":false},"author":419,"menu_order":9,"template":"","meta":{"pb_show_title":"on","pb_short_title":"La cintura di Fierapace. 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